Spazio: Parmitano, “le missioni spaziali sono al di fuori della politica”

parmitanoScienza, tecnologia, esplorazione, ispirazione. Ma non è solo questo: le missioni spaziali “rappresentano momenti di evoluzione umana e sociale” perchè la stazione spaziale internazionale “è al di fuori della politica” e una missione in orbita vede lavorare insieme “russi, americani, europei e giapponesi accomunati da un sogno comune”. Questi, secondo Luca Parmitano, il maggiore dell’Aeronautica Militare e primo astronauta italiano dell’Esa ad aver compiuto ben due passeggiate spaziali, i pilastri che raccolgono l’essenza delle missioni spaziali, pilastri che sono stati anche alla base della missione ‘Volare’ in cui l’astronauta italiano ha avuto un ruolo di primo piano. “L’esplorazione fa parte del nostro dna e ci distingue dagli altri animali. Cercare che cosa ci sia al di là dell’orizzonte, unito al fatto di avere il privilegio di poter vedere la Terra senza confini è un continuum unico, senza barriere politiche né fisiche” è il messaggio che Parmitano ha ribadito nel corso di una cerimonia al Comando dell’Aeronautica Militare di Milano, durante la quale ha raccontato i suoi 177 giorni di permanenza nello spazio. “Questa Terra ci appartiene, ma solo per un istante. I nostri figli saranno quelli che porteranno avanti la nostra storia per l’evoluzione. In fondo noi siamo solo persone che hanno un sogno e il privilegio di realizzarlo”. Parmitano ha quindi sottolineato che la scelta del governo di nominare un astronauta come ambasciatore del semestre italiano di presidenza europea è “indicativa della volontà italiana di premere l’acceleratore nel campo della ricerca dello spazio di dare visibilità a quello che è un campo di eccellenza italiana”. L’Agenzia spaziale italiana “ha dato moltissimi contributi” alle missioni spaziali. Sull’Iss ha continuato Parmitano le tecnologie italiane e le attività dell’Asi sono rappresentate dovunque, la maggior parte della stazione spaziale è stata costruita in Italia, “ben cinque moduli permanenti, compresa la cupola dalla quale tutti gli astronauti fanno le foto alla Terra. parmitanoIn più abbiamo due navette spaziali il cui modulo è costruito in Italia”. Nel corso della cerimonia, l’astronauta ha ripercorso le tappe che lo hanno portato a partecipare, per conto dell’Asi, alla missione ‘Volare’. Dal primo addestramento nell’Accademia Aeronautica di Pozzuoli, nel 1995, fino alla chiamata, nel 2009, da parte dell’Esa e all’assegnazione, nel 2011, alla missione sulla Stazione Spaziale Internazionale. Quindi la spiegazione della scaletta degli step compiuti a bordo della Soyuz e degli esperimenti sulla dinamica dei fluidi e sulla fisiologia umana, condotti in stretto coordinamento con la base di Houston. “Gli astronauti – ha detto – sono come cavie. Il modo di reagire di ciascun pilota, consente di osservare cosa cambia e come cambia il corpo umano in presenza di situazioni limite. In questo modo i medici possono studiare come poter gestire, e quindi prevenire, eventuali cambiamenti indesiderati sulla fisiologia”. L’astronauta ha poi spiegato il ruolo complesso della tuta spaziale nelle attività extraveicolari “che richiede almeno venti minuti di manovre per essere indossata”. La tuta spaziale, ha spiegato Parmitano, è ad alta tecnologia: è computerizzata e c’è un sofisticato sistema di ventilazione forzata che consente di estrarre l’acqua dall’aria emessa con la respirazione, la quale ripulita dall’anidride carbonica viene rimessa in circolo. “Senza l’esercizio quotidiano – ha concluso – il fisico subirebbe una degradazione accelerata, che porterebbe il corpo, al rientro sulla terra, a uno stato simile a quello di un ultraottantenne con osteoporosi avanzata”.