Spazio, la sonda Rosetta insegue la cometa: 3 sporgenze sulla superficie

Continua la rincorsa alla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko da parte della sonda spaziale europea Rosetta, che mercoledì 9 luglio ha completato una nuova correzione di rotta (la sesta) in vista del rendez-vous previsto per il prossimo mese di novembre, dopo una rincorsa di circa 40 milioni di Km (0,257 Ua) durata 10 anni.
Sarà la prima volta nella storia che, con il lander Philae, una sonda spaziale atterrerà su uno di questi misteriori corpi celesti del Sistema solare per studiarne la composizione.
A bordo di Philae, sono italiani i pannelli solari e soprattutto il sistema di acquisizione e distribuzione dei campioni SD2, lo speciale trapano ideato da Amalia Ercoli Finzi del Politecnico di Milano, considerata la “mamma” della missione di Rosetta.
Spazio/ Il modulo Philae si risveglia, parla la "mamma" del progetto“La posizione dell’Italia con questo sistema di penetratori nei suoli planetari – ha spiegato a TM News – ha conquistato una vera e propria leadership, tant’è vero che si parla di strutture come questa da utilizzare nelle prossime missioni che si faranno sulla Luna, per le quali si sta trattando insieme con la Russia”.
Rosetta, intanto, ha già il suo obiettivo “in vista”; le prime immagini in bassa risoluzione le ha scattate il 4 luglio, attraverso lo strumento Osiris (Optical spectroscopic and infrared remote imaging system). Pian piano, però, la cometa diventa sempre più visibile, mostrando – come nelle attese – una struttura frastagliata.
“Dalle immagini notiamo che 67P è un oggetto irregolare – ha commentato Holger Sierks, dell’Istituto Max Planck in Germania – anche se le immagini hanno una risoluzione di soli 30 pixel, ci mostrano quelle che sembrano tre grandi strutture o una profonda depressione”.
Rosetta è una missione dell`Esa (Agenzia spaziale europea) con contributi dei suoi stati membri e della Nasa con un’importante partecipazione italiana, coordinata dall’Asi (Agenzia spaziale italiana).
In particolare, oltre che Philae e l’Sd2, sono “made in Italy” tre strumenti scientifici a bordo dell`orbiter: il Virtis (Visual infraRed and thermal imaging spectrometer) sotto la responsabilità scientifica dell`IAPS (INAF Roma), il Giada (Grain impact analyser and dust accumulator) sotto la responsabilità scientifica dell`Università Parthenope di Napol, e la Wac (Wide Angle Camera) di Oiris, sotto la responsabilità scientifica dell’Università di Padova.