No alla pratica “crudele e anacronistica” dei piccoli uccelli usati dai cacciatori come richiami vivi. E’ l’appello lanciato inizialmente dalla Lipu, poi raccolto da altre associazioni ambientaliste e cittadini, indirizzato ai senatori perché prendano una posizione netta, in vista del voto previsto per lunedì sulla legge che potrebbe vietare l’utilizzo di richiami vivi. Gli uccelli da richiamo (tordi, cesene, allodole) vengono catturati, tenuti per mesi al buio, a volte accecati, messi in mostra in autunno, appesi in gabbiette, disposti a gruppetti su posatoi arborei o depositati a terra, affinché emettano il loro canto che inconsapevolmente attirerà altri uccelli verso la morte. Gli uccelli da richiamo provengono quasi sempre dal nord Europa o dalla Siberia e dopo giorni di viaggio vengono catturati nelle reti, nei cosi detti roccoli o nelle panie all’aperto. Molti di loro già alla cattura muoiono per trauma. Una tragica modalità di caccia che viene praticata da pochi cacciatori e che è stata abbandonata anche dalla maggior parte del mondo venatorio proprio per la crudeltà che la contraddistingue. “Con il vostro voto – scrive Fulco Pratesi ai senatori – avete la possibilità di salvare milioni di uccelli colpevoli solo di avere un canto melodioso. Sono fiducioso che vorrete fare la scelta giusta”.
IL PRESIDENTE ONORARIO DI WWF ITALIA – Fulco Pratesi, Presidente onorario del Wwf Italia si unisce al coro delle voci, rafforzando cosi’ l’appello di migliaia di cittadini sollecitati dalle associazioni ambientaliste e come scritto dallo stesso Wwf Italia in una recente lettera al Ministro dell’Ambiente Galletti. “Cari Senatori, in questi ultimi giorni migliaia e migliaia di cittadini si stanno rivolgendo a voi per chiedere l’abolizione dei cosiddetti ‘richiami vivi‘. Si tratta di una pratica legata alla caccia, anacronistica e crudele, che perdura nel tempo, malgrado appelli reiterati e direttive comunitarie contrarie. Una “tragica modalita’ di caccia che viene praticata da pochi cacciatori e che e’ stata abbandonata anche dalla maggior parte del mondo venatorio proprio per la crudelta’ che la contraddistingue. Con il vostro voto- conclude Pratesi- avete la possibilita’ di salvare milioni di uccelli colpevoli solo di avere un canto melodioso. Sono fiducioso che vorrete fare la scelta giusta”.
QUASI CENTOTRENTAMILA FIRME – E’ il dato raggiunto dalla petizione online dalla rete civica di mobilitazione Avaaz, assieme all’Enpa-Ente nazionale protezione animali al ministro per l’Ambiente, Galletti. La questione ha sollevato nel frattempo una battaglia politica senza precedenti. Al voto fra domani e lunedì il destino di una pratica violenta che pure la Commissione Europea ha definito superflua. Non si dibatte di cancellare la caccia: solo di depennare dai privilegi dei cacciatori (vedi l’articolo 842 del codice civile che conferisce solo a loro, salvo presenza di costose recinzioni a norma, il diritto di entrare nei fondi altrui e sparare fino a 150 metri dalle case) cattura e segregazione sine die di uccellini migratori, usati come involontarie esche per attrarre a tiro di fucile stormi dei propri simili col canto fuori stagione. La mozione abolizionista ha suscitato eccezionale dibattito in Parlamento, creando tra l’altro una profonda spaccatura all’interno della maggioranza. Se Massimo Caleo, capogruppo del Pd nella Commissione Ambiente del Senato, vuol favorire a oltranza le attività venatorie (fra le sue proposte, il via libera a cacciare sulla neve e l’esclusione delle nutrie dalla fauna selvatica) diciotto senatori del suo partito oggi rivolgono, facendo propria la petizione online, una sentita lettera al presidente del Consiglio Renzi, a Galletti, al capogruppo Pd in Senato Zanda, al vicesegretario Pd Guerini. “Un accorato appello affinché, nel Dl 91, competitività, attualmente in discussione nelle Commissioni Ambiente e Industria del Senato, venga introdotto senza indugi il divieto assoluto, senza deroghe regionali, alla cattura, allevamento e utilizzo degli uccelli migratori a fini di richiamo.
Una pratica anacronistica, inutile e crudele che sottopone ogni anno decine di migliaia di piccoli volatili a maltrattamenti e mutilazioni che ne provocano la morte in massa, una pratica indegna di un paese civile e in contrasto con le normative comunitarie, come evidenziato dalla Commissione europea, che proprio per questo ha avviato una procedura di infrazione nei confronti del nostro Paese”. E’ quanto scrive in prima persona Monica Cirinnà, firmataria di un emendamento abolizionista non segnalato dal partito come prioritario, assieme a colleghi come Laura Puppato, Silvana Amati, Donatella Mattesini, Felice Casson, Erica D’Adda, Pasquale Sollo che ritengono “altamente dannoso per l’immagine dell’Italia esporsi a sanzioni da parte dell’Europa, tanto più nel semestre di presidenza italiana” e chiedono “al Governo ogni sforzo per evitare il ripristino di un testo che possa esporre l’Italia ad una procedura d’infrazione europea, e al Pd di assumere come partito una decisione politica, affinché il rispetto degli animali e degli interessi nazionali abbiano la meglio”. L’occasione è di quelle storiche.


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