Tumori: cure mirate grazie alle fotografie molecolari del cancro del colon-retto

E’ possibile mettere a punto terapie personalizzate piu’ efficaci contro il carcinoma del colon-retto grazie a un innovativo metodo di sequenziamento di “nuova generazione” in grado di scattare “fotografie” molecolari del tumore. E’ il risultato di uno studio italiano, denominato ‘Capri’, pubblicato su ‘Annals of Oncology’ e sostenuto dall’Associazione italiana per la Ricerca sul Cancro (Airc). “I tumori del colon-retto, esaminati nel laboratorio di farmacogenomica sono stati analizzati – ha spiegato Nicola Normanno, direttore del dipartimento di Ricerca dell’Istituto Tumori Fondazione Pascale di Napoli e del laboratorio di Farmacogenomica del Centro Ricerche Oncologiche di Mercogliano (Crom) – con un metodo di sequenziamento di nuova generazione, che consente di analizzare oltre 500 mutazioni in 22 geni con una singola analisi. In pratica questo metodo e’ in grado di fornire una completa fotografia molecolare del tumore, consentendo di meglio definire la prognosi dei pazienti e la loro probabilita’ di rispondere alla terapia”. Avviato nel 2009, lo studio ha arruolato 340 pazienti con carcinoma del colon-retto metastatico e ha visto la partecipazione di 25 centri di oncologia nell’ambito del Gruppo Oncologico dell’Italia Meridionale (Goim). “Abbiamo dato vita a uno studio ampio – ha detto Fortunato Ciardiello, professore ordinario di Oncologia Medica e direttore del dipartimento Medico-Chirurgico di Internistica Clinica e Sperimentale della Seconda Universita’ di Napoli – per valutare in questi pazienti l’efficacia del trattamento con la chemioterapia convenzionale in abbinamento a un farmaco a bersaglio molecolare, cioe’ diretto contro quella particolare proteina EGFR (recettore del fattore di crescita epidermico) importante per la crescita tumorale”. I ricercatori hanno potuto dimostrare che i pazienti che si sono avvantaggiati del trattamento con farmaci anti EGFR non presentavano mutazioni nei due geni KRAS e NRAS, confermando l’ipotesi che le mutazioni di questi due geni producono resistenza ai farmaci anti-EGFR.