Tumori testa-collo: dimostrata l’utilità del prelievo citologico

MAL DI TESTAPazienti con citologia atipica hanno un rischio quasi 10 volte superiore di avere un carcinoma squamoso istologicamente accertato del distretto testa-collo. L’infezione da Papillomavirus umano (HPV) sul prelievo citologico orofaringeo è associata con un rischio 5 volte superiore di avere atipie citologiche così come una diagnosi di cancro dell’orofaringe. I risultati del test HPV ottenuti sul campione citologico concordano nel 90,4% dei casi con quelli ottenuti sul campione istologico corrispondente. Sono i risultati di uno studio appena pubblicato su Cancer, condotto da Maria Benevolo dell’Anatomia Patologia dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena in collaborazione con l’Otorinolaringoiatria dello stesso Istituto e la Dermatologia Infettiva del San Gallicano. Come in altre patologie HPV-correlate, anche nella valutazione dei tumori testa-collo viene così evidenziata l’utilità della citologia. Recentemente è emerso che l’HPV ha un ruolo nello sviluppo di un sottogruppo di carcinomi squamosi testa-collo; l’infezione da HPV si riscontra in circa il 30% di questi tumori, con picchi di prevalenza nei tumori orofaringei, particolarmente tonsillari. I carcinomi HPV-positivi differiscono da quelli HPV-negativi per diversi aspetti tra cui: fattori di rischio, età alla diagnosi, risposta ai trattamenti e prognosi. L’aumento dell’incidenza dei tumori HPV-associati ha evidenziato la necessità di validare strumenti efficaci per valutare le lesioni del distretto testa-collo e il loro status HPV. “Il prelievo citologico per la valutazione delle lesioni orali e orofaringee potrebbe limitare gli effetti indesiderati di una biopsia, contribuendo a diminuire il disagio del paziente e nello stesso tempo i costi” sottolinea Maria Gabriella Donà, fra gli autori dello studio. “Per validare tale approccio, presso la divisione di Otorinolaringoiatria abbiamo arruolato 164 tra individui con una lesione neoplastica o non-neoplastica del cavo orale o dell’orofaringe, e individui senza alcuna lesione clinicamente evidente nelle suddette sedi”. Tutti i partecipanti sono stati sottoposti a un prelievo citologico (cytobrushing) che è stato analizzato per verificare la presenza del DNA del virus. La valutazione morfologica e l’analisi dell’HPV sono state effettuate in parallelo sia sul campione citologico che sulla biopsia, per valutare la concordanza fra i risultati nei due tipi di prelievo. “Questo studio può contribuire a migliorare la diagnosi precoce e la pianificazione del trattamento dei tumori epiteliali della testa e del collo. In futuro, a fronte di più ampi studi di validazione, il prelievo citologico potrebbe essere un utile strumento di screening su popolazioni a rischio” dichiara Maria Benevolo.