Alluvione Refrontolo, ai funerali un lungo applauso saluta le salme e i sopravvissuti

Un lunghissimo, interminabile applauso di una folla in lacrime ha salutato le salme delle quattro vittime della tragedia di Refrontolo, al termine del funerale nel duomo di Pieve di Soligo. Le bare erano portate dai sopravvissuti del disastro del Lierza. Le campane hanno accompagnato l’avvio dei cortei verso la sepoltura. Al termine della celebrazione, il vescovo mons. Corrado Pizziolo ha letto un messaggio di vicinanza e di consolazione alle famiglie del patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, a nome di tutti gli arcivescovi e vescovi del Nordest. L’arciprete di Pieve di Soligo, mons. Giuseppe Nadal ha incoraggiato a ”ricercare le cause” di quanto accaduto, ma ”soprattutto i rimedi perche’ tragedie come queste non debbano ripetersi” e ha invitato le Pro Loco ”a non scoraggiarsi”, a non lasciare il campo.

Refrontolo02L’OMELIA DEL VESCOVO – “Queste morti sono simbolo e richiamo tragico e insieme realistico del destino che prima o poi tocchera’ anche ognuno di noi, inghiottiti da qualcosa che ci travolge e trascinati nel buio”. E’ rievocando salmi biblici che il vescovo di Vittorio Veneto, Corrado Pizziolo, ha aperto la sua omelia nel corso della celebrazione del funerale delle quattro vittime dell’esondazione del torrente Lierza, sabato scorso, a Refrontolo. Alle esequie hanno preso parte oltre 4mila persone cui si aggiungono coloro che hanno seguito la funzione da un maxischermo montato in un teatro cittadino e dalle dirette televisive. “Mi venivano in mente le invocazioni accorate che si trovano nei salmi – ha proseguito Pizziolo – le quali indicano frequentemente proprio l’acqua come simbolo di distruzione e di morte: ‘Salvami, o Dio: l’acqua mi giunge alla gola. Non mi sommergano i flutti delle acque, o Signore, e il vortice non mi travolga, l’abisso non chiuda su di me la sua bocca. Stendi dall’alto la tua mano, scampami e salvami dalle grandi acque’. Se ci pensiamo – ha concluso il vescovo – sono invocazioni universali, che tutti portiamo nel cuore”.