Astronomia: caccia alle prime luci che hanno rischiarato l’universo

universoSi e’ aperta la ‘caccia’ alle principali sorgenti che hanno illuminato l’universo. L’obiettivo e’ capire se, dopo il Big Bang, a strappare l’universo dal buio siano stati oggetti rari ma brillantissimi, come i quasar, oppure le meno luminose ma numerosissime galassie. E’ quanto si preparano a fare gli astrofisici dell’University College di Londra coordinati da Andrew Pontzen e Hiranya Peiris, in collaborazione con le universita’ di Princeton e Barcellona. Descritta sull’Astrophysical Journal Letters, la ricerca utilizzera’ i dati raccolti dal cacciatore di energia oscura Desi (Dark Energy Spectroscopic Instrument), lo spettrometro destinato al telescopio Myall, nell’osservatorio americano di Kitt Peak. Questo strumento permettera’ di avere le prime misure dettagliate di circa un milione degli oggetti piu’ lontani e brillanti dell’universo, i quasar. Poiche’ questi ultimi sono distanti miliardi di anni luce, si comportano come macchine del tempo: osservare la loro luce significa vedere l’universo com’era in un passato lontanissimo. A dire se ad avere fatto luce nel cosmo siano stati proprio questi rari ma potentissimi fari sara’ l’idrogeno neutro, ossia una delle due forme nelle quali e’ presente l’elemento piu’ abbondante nell’universo. Soltanto questa forma neutra assorbe una particolare lunghezza d’onda chiamata ‘Lyman-alpha’ e su questa base diventa possibile tracciare la mappa dell’idrogeno neutro presente nell’universo. Queste osservazioni permetteranno di costruire una mappa che rivelera’ dove l’idrogeno neutro era localizzato miliardi di anni fa, nell’epoca in cui nascevano le prime galassie. Una distribuzione uniforme dell’idrogeno neutro, osservano i ricercatori, potrebbe suggerire che ad ‘accendere’ l’universo siano numerose galassie, mentre una mappa a macchia di leopardo indicherebbe che le prime luci del cosmo possano essere stati i pochi, brillantissimi, quasar.