Le correnti sono fondamentali per tutta la massa d’acqua del pianeta che, spinta da forze astronomiche e meteorologiche, si muove lungo un complicato percorso di circolazione globale: cosa sono? Cosa le genera? La risposta ce la fornisce Claudio Barchesi, col contributo di Georg Umgiesser, dell’Istituto di scienze marine (Ismar) del Cnr.
“Le correnti marine si possono dividere in tre gruppi, a seconda della loro origine: mareali, di vento e di densità”, spiega l’esperto.
“Le correnti mareali sono create dall’attrazione gravitazionale della luna, del sole e dalla forza centrifuga prodotta dalla rotazione della terra, che alzano e abbassano in modo regolare i livelli marini, innescando lo spostamento delle acque”, spiega il ricercatore. “L’ampiezza di marea è legata alle forze di attrazione, alla superficie della massa d’acqua, alla forma della costa, alla differenza di profondità dei fondali: maggiore è questa ampiezza, più forti sono le correnti prodotte. Le correnti di questo tipo sono regolari, e possono essere calcolate per molti anni a venire, in funzione delle maree a loro associate”.
“Le correnti marine create dal vento, pur essendo un fenomeno transitorio e superficiale, possono innescare i processi di ricambio delle acque nello ‘strato mescolato’ del mare. Dalle correnti create dal vento presso le coste si generano infatti i fenomeni di upwelling e downwelling, che fanno risalire le acquea profonde o, viceversa, sprofondare quelle di superficie. Causa di questa circolazione verticale sono la forza di Coriolis e la spirale di Ekman, entrambe causate dalla rotazione della Terra, che inducono le correnti dell’emisfero nord a deviare verso destra, e nell’emisfero sud a sinistra”, continua a spiegare il ricercatore.
Il terzo grande fattore che regola la dinamica delle acque è la densità. “Il vento, il sole e le piogge creano variazioni dello stato fisico dell’acqua marina (temperatura, salinità), che innescano sprofondamento ed emersione di masse d’acqua imponenti”, spiega Umgiesser. “Il fenomeno è presente anche nell’Alto Adriatico, dove il Po immette enormi masse di acque dolci, che generano una corrente costiera che può essere osservata dalla foce del grande fiume fino alla Puglia, dove lentamente le acque si mescolano e la corrente si affievolisce”.
L’Ismar studia le correnti marine dell’Alto Adriatico già dal 1969, e il loro ruolo nel fenomeno dell’acqua alta di Venezia. Lo scenario di questo mare è molto complesso, e su questo gioca un ruolo determinante il vento di scirocco. “Lo scambio di acque fra la laguna veneta e il mare Adriatico riguarda una portata d’acqua enorme: pari a circa 20.000 metri cubi al secondo – precisa Umgiesser – circa 10 volte la portata media del Po”.


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