L’esplosione dei casi e delle morti provocati quest’anno dalla febbre emorragica Ebola non ha confronto rispetto alle 23 epidemie provocate dallo stesso virus dal 1976 ad oggi in Africa. In questi 38 anni il virus letale ha colpito dieci Paesi africani, contagiando oltre 5.000 persone e uccidendone piu’ di 3.000. Circa la meta’ dei casi e dei decessi si concentra pero’ nel 2014 e nei quattro Paesi che attualmente lottano contro la febbre emorragica: Nigeria, Sierra Leone, Liberia e Guinea. In nessuno di essi il virus era mai comparso finora. Il numero dei casi intanto continua a salire.
Oggi tre pazienti sono risultati positivi al test di Ebola nell’ospedale di Emergency di Emergency di Goderich, in Sierra Leone. Sempre in Sierra Leone e’ stato colpito dal virus un esperto dell’Organizzazione Mondiale della Sanita’ (Oms), mentre il Parlamento ha deciso che e’ reato ospitare i malati di Ebola. Tuttavia il mondo della ricerca afferma che ”non e’ assolutamente il caso di cadere nel panico”: lo rileva il virologo Oyewale Tomori, dell’universita’ nigeriana Redeemer e uno degli esperti di riferimento dell’Oms in Africa. Lo fa in una dichiarazione rilasciata online, sulla rete che riunisce medici e biologi nigeriani e ripresa dalla Societa’ internazionale per la ricerca sulle malattie infettive. ”Ebola – aggiunge – e’ una malattia letale, ma i pazienti hanno buone probabilita’ di sopravvivere se assistiti precocemente”. E’ stata questa, per Tomori, la principale lezione delle 23 epidemie avvenute a partire dal 1976. Sono stati aghi e siringhe contaminati a provocare la prima epidemia nell’attuale Congo (allora Zaire), con 318 casi e 280 morti. Nello stesso anno, secondo la ‘mappa’ della malattia elaborata dalla societa’ specializzata in software geografici Esri, sempre in Sudan contatti tropo ravvicinati all’interno degli ospedali hanno provocato 284 casi, 151 dei quali mortali. I contatti ravvicinati e il mancato rispetto di misure igieniche sono stati anche all’origine del ritorno dell’epidemia in Sudan, nel 1979 (34 casi, 22 morti). Nel 1994 e’ stata la volta del Gabon (52 casi, 31 morti) e l’anno successo del Congo (315 casi, 254 morti). Nel 2000 i contatti diretti con persone colpite dal virus all’interno delle famiglie e con il personale medico hanno scatenato l’epidemia in Uganda (425 casi e 224 morti).


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