“Oggi e’ un giorno miracoloso, sono felice di essere vivo e voglio ringraziare tutti coloro i quali hanno pregato per me mentre ero malato in Liberia e i medici che si sono occupati di me qui all’ospedale EMory di Atlanta”. Queste le prime parole di Kent Brantly, il medico missionario colpito dall’Ebola in Liberia e guarito dopo le cure all’Emory hospital in Georgia. “Sono qui perche’ ho pregato un Dio che risponde alle preghiere”, ha aggiunto il medico alla conferenza tenutasi alla clinica. “Non mi sarei mai aspettato di trovarmi in questa situazione – ha raccontato Brantly – quando mi e’ arrivato il primo paziente malato di Ebola lo scorso 2 giugno in Liberia, ma il 23 luglio scorso mi sono svegliato sentendomi male”. Con una voce forte, il medico missionario ha ribadito di “essere andato in Liberia rispondendo alla chiamata di Dio” ed ha precisato di aver “sempre usato tutte le protezioni possibili nel trattare i malati”.
Oltre al medico Kent Brantly, dimesso oggi, l’altro paziente che aveva contratto il virus Ebola, la missionaria Nancy Writebol, era stata dimessa dall’ospedale martedi’ 19 agosto. Lo fa sapere l’Emory University Hospital di Atlanta in cui e’ stato curato con successo.
“Non abbiamo idea se il composto sperimentale usato sui pazienti abbia funzionato per la loro guarigione”. Lo ha precisato il direttore di malattie infettive dell’Emory university hospital Bruce Ribner, sottolineando di “non poter divulgare informazioni coperte dalla privacy” sui trattamenti a cui Kent Brantly e Nancy Wristebol sono stati sottoposti. Rispondendo alle domande dei giornalisti, Ribner ha detto: “Cruciali nel risolvere l’infezione sono stati i trattamenti di supporto forniti per combattere la febbre emorragica, ossia l’idratazione, ventilazione, eccetera che l’ospedale ha potuto provvedere ed invece sono carenti in Africa”.
“Tutto il team della Emory e’ fiducioso che la fine dell’isolamento dei due pazienti non porti alcun rischio per la salute pubblica”. Lo ha specificato Bruce Ribner, direttore di malattie infettive della clinica. “Entrambi i pazienti non avevano piu’ alcuna traccia del virus dell’Ebola nel sangue e nell’organismo”, ha aggiunto. “A questo punto non sono piu’ contagiosi e non abbiamo prove che ci possano essere portatori sani di questa malattia o che possano avere una ricaduta”, ha aggiunto.


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