All’Hampstead’s Royal Free Hospital di Londra sono iniziati gli accertamenti e le prime cure per William Pooley, infermiere inglese di 29 anni, contagiato dal virus Ebola mentre prestava servizio volontario in una clinica di Kenama, in Sierra Leone. Intanto l’epidemia che in Africa occidentale ha causato finora 1.427 decessi su 2.615 casi tra confermati, probabili e sospetti, è arrivata anche nell’Africa centrale. Dopo varie morti ricondotte inizialmente a una febbre emorragica misteriosa nella Repubblica Democratica del Congo, le autorità sanitarie hanno confermato il primo caso di infezione. Il cittadino britannico contagiato è tornato in patria a bordo di un aereo militare equipaggiato per il trasporto di questo tipo di pazienti. Ora si trova ricoverato in una speciale unità di isolamento unica in Europa – riferisce la Bbc online – sotto una tenda che permette al personale sanitario di interagire con il malato, pur senza entrare direttamente in contatto con il paziente grazie a un ‘separé’ di plastica e gomma. Ad oggi non esistono cure contro l’Ebola, ma un’adeguata idratazione può in certi casi permettere ai malati di sopravvivere. Jonathan Ball, virologo della Nottingham University, assicura che l’uomo “si trova nel posto migliore e avrà la migliore assistenza possibile”. Quanto al siero sperimentale ZMapp, che sembra aver funzionato nei due operatori sanitari americani guariti dall’infezione contratta in Liberia, e pare aver consentito miglioramenti anche in tre sanitari liberiani, l’azienda californiana produttrice del farmaco ha più volte comunicato che le scorte del medicinale sono esaurite. Ma il Dipartimento di Salute britannico ha fatto sapere di essere al lavoro per cercare di reperire eventuali dosi rimaste.
Ebola: l’epidemia contagia anche l’Africa centrale


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