Ebola, medico: “Si lavora con la costante paura di ammalarsi”

/

ebola“Ho assistito un malato di Ebola che poi è morto dopo dieci giorni. Mi sono sentito sconfitto e spaventato, molto spaventato”. A raccontarlo all’Adnkronos Salute è Odong Emintone Ayella, direttore sanitario del St. Mary’s Lacor di Gulu, in Uganda, ospedale non profit alle prese con la maggiore epidemia di Ebola che il Paese abbia mai avuto, nel 2000. “Ricordo come fosse ieri – afferma il medico, in visita in Italia – la situazione d’emergenza e quanto sia stata difficile, soprattutto visto che abbiamo perso per il virus 12 operatori sanitari, colleghi che erano stati contagiati mentre cercavano di salvare la vita dei loro pazienti. Adesso sta accadendo lo stesso, tanti medici, operatori e volontari vittime della malattia nei Paesi colpiti da questa nuova epidemia di Ebola”, prevalentemente Liberia, Sierra Leone e Guinea. “Lavori con la costante paura per la tua vita e quella dei tuoi colleghi – prosegue – ma sai che devi continuare a farlo per contenere la diffusione dell’epidemia, anche se stai rischiando di ammalarti a tua volta”. “Ebola non è mai stata fra le priorità – ricorda il medico – rispetto ad altre malattie che uccidono, ogni anno, centinaia di migliaia di persone. Per questo non ci sono trattamenti efficaci né un vaccino. L’isolamento dei casi confermati e anche di quelli sospetti è importante per prevenire la diffusione, e poi non c’è altro da fare se non reidratare il paziente, alleviare il dolore, curare la febbre e fargli delle trasfusioni, aspettando che si riprenda o che muoia”.