Ebola e scabbia, Zaia: “ipocrita sottovalutare i virus che arrivano dall’Africa”

”A fronte dei due casi di scabbia registrati nel Trevigiano, ho dato incarico al direttore generale della sanita’ di alzare ulteriormente lo stato di allerta negli ospedali e nei presidi di salute pubblica del Veneto. E mi chiedo se gli ipocriti che danno del razzista agli altri in nome di un buonismo che non ha rispetto della dignita’ dei profughi e degli extracomunitari che vorrebbero difendere, non sia il caso che incomincino a ricredersi”. E’ il commento del Presidente del Veneto, Luca Zaia, all’annuncio dell’Ulss 7 sulla scoperta di due casi di scabbia su due nordafricani ospitati in un centro accoglienza. ”Io credo che un presidente degno di questo nome, cui la Costituzione demanda il compito di salvaguardare la salute dei veneti – riprende Zaia – abbia l’obbligo di tutelare la salute pubblica e di preoccuparsi prioritariamente delle famiglie, delle scuole, dei luoghi di lavoro e di socialita’. Tbc, scabbia, il rischio di Ebola che nessuno deve sottovalutare: nessuno vuole fare demagogia o approfittarsi di allarmi per seminare panico, tuttavia a fronte di malattie e ceppi virali batterici che credevamo definitivamente sconfitti si ha l’obbligo di alzare le difese e la prevenzione”. ”Trovo devastanti le sottovalutazioni di certi ambienti cui fa da contraltare la preoccupazione vera della famiglie e dei cittadini veneti – conclude Zaia – se l’Oms dice che il virus di Ebola incuba dai 2 ai 21 giorni, che rimane attivo in casi di guarigione fino a oltre 40 giorni nello sperma, se l’Organizzazione definisce questa come la peggiore epidemia degli ultimi 40 anni, io ho il dovere di richiamare tutte le strutture sanitarie in un’allerta generale che ha gia’ visto la bocciatura dei luoghi di accoglienza indicati da uno stato borbonico per l’accoglienza di profughi che probabilmente, se dovessimo loro 40 euro al giorno direttamente nel loro paese, ripenserebbero a percorrere una tragica e spesso letale marcia attraverso l’Africa e Medioriente per ritrovare qui niente di piu’ della poverta’ di cui soffrivano gia’ in patria”.