L’epidemia di ebola ha ucciso finora 1.013 persone e ne ha contagiato 1.848 in 4 Paesi dell’Africa occidentale (Liberia, Guinea, Sierra Leone e Nigeria) e al momento non si vede la fine alla diffusione del virus. Oggi si conta anche la prima vittima europea: il missionario spagnolo Miguel Pajares, 75enne, evacuato dalla Liberia giovedi’ e trattato con il farmaco sperimentale Made in USa ZMapp, e’ deceduto stamane a Madrid. La speranza e’ quindi sempre piu’ legata alla ricerca di una cura mentre per un vaccino si dovra’ attendere il 2015.
La pericolosita’ e’ tale che l’Organizzazione Mondiale della Sanita’ (Oms) – rompendo con la sua tradizione – ha autorizzato la somministrazione di farmaci sperimentale contro l’ebola. Al termine di un vertice di 36 ore a Ginevra gli esperti dell’agenzia Onu hanno sancito che il loro uso e’ “etico”. Il riferimento e al momento all’unico prodotto noto, lo ZMapp (testato solo sulle scimmie) che e’ stato somministrato – con successo – a due sanitari Usa che avevano contratto la malattia il Liberia. Nel loro caso, si e’ dimostrato finora efficace. Per padre Pajares ha probabilmente inciso l’eta’. Il medico americano Kent Brantly e l’infermiera Nancy Writebol, hanno rispettivamente 33 e 59 anni e soprattutto hanno ricevuto il siero entro 48 ore dall’insorgere dei primi sintomi Per l’Oms la minaccia e’ tale che – solo in questo caso – sia “etico offrire profilassi non testate la cui efficacia debba essere ancora dimostrata cosi’ come eventuali effetti collaterali negativi, come potenziale trattamento o procedura di prevenzione”. Il tutto richiede pero’ “il consenso informato (del paziente) cui va garantita liberta’ di scelta, riservatezza, rispetto per la persona, salvaguardia della dignita'”. Se ricorrono tutte queste condizioni per l’agenzia Onu e’ “dovere morale” valutare farmaci sperimentali e vaccini per ebola. Intanto, dopo un’iniziale rifiuto, gli Stati Uniti hanno accolto una richiesta, seppur minima, di inviare in Africa lo ZMapp. Si tratta al momento di solo due dosi per due medici liberiani contagiati dal virus. E anche i due medici liberiani, come Brantly e Writebol, hanno firmato il consenso.


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