Per contrastare in maniera efficace l’epidemia di Ebola in Africa occidentale occorrono strumenti piu’ adeguati, azioni coordinate e piu’ operatori sanitari: a denunciarlo e’ la presidente internazionale dell’organizzazione medico-umanitaria Medici senza Frontiere (Msf), Joanne Liu. “Non potremo contenere l’epidemia senza maggiori centri per il trattamento, azioni coordinate, strumenti logistici e operatori sanitari. Intere famiglie sono state spazzate via, decine di operatori sanitari stanno morendo. L’epidemia di Ebola che sta interessando la Guinea, la Liberia e la Sierra Leone ha gia’ ucciso piu’ persone di ogni altro caso di Ebola nella storia, e continua a diffondersi senza sosta”, si legge in una dichiarazione pubblicata sul sito dell’organizzazione. Secondo la Liu, “il numero delle vittime e’ esacerbato da un’emergenza che si sta sviluppando all’interno dell’emergenza. Le persone – ha detto – stanno morendo anche a causa di malattie facilmente prevenibili e curabili come la malaria e la diarrea, poiche’
la paura del contagio ha portato alla chiusura di strutture mediche e al collasso dei sistemi sanitari locali. Durante la mia permanenza in Liberia, la scorsa settimana, sei donne incinte hanno perso i loro bambini in un solo giorno, non riuscendo a trovare un ospedale che le ricoverasse e che potesse gestire le loro complicazioni. Nel corso delle ultime due settimane ci sono stati alcuni segnali incoraggianti, ma manca ancora un’azione forte: l’Organizzazione mondiale della sanita’ (Oms) ha dichiarato l’epidemia una ’emergenza di salute pubblica di interesse internazionale’ e ha annunciato lo stanziamento di ulteriori fondi per combattere la malattia; la Banca mondiale ha stanziato un fondo di emergenza di 200 milioni di dollari; il segretario generale dell’Onu ha nominato un inviato speciale per l’Ebola”, si legge nella dichiarazione. Tuttavia, ha proseguito l’esponente di Msf, 1.350 vite sono gia’ state perse. “Per prevenire ulteriori morti, risorse economiche e iniziative politiche devono essere tradotte in azione immediata e concreta sul campo. Abbiamo bisogno di medici e di specialisti delle emergenze per tracciare tutti coloro che potrebbero essere stati infettati, per sensibilizzare le persone riguardo le misure protettive e per lavorare nei centri di trattamento. C’e’ bisogno di molte piu’ persone sul campo, ora”. Le equipe mediche di Msf hanno finora fornito assistenza sanitaria a piu’ di 900 pazienti in Guinea, Sierra Leone e Liberia, mentre 1.086 persone operano in questi paesi ed e’ appena stato aperto un centro di trattamento per l’Ebola da 120 posti letto nella capitale delle Liberia, Monrovia. “Questo e’ sicuramente il piu’ grande centro per la cura dell’Ebola che si sia mai visto. Eppure e’ gia’ sovraffollato e Msf non puo’ mettere in campo una risposta maggiore all’emergenza. Altri attori devono unirsi a noi”, ha aggiunto la Liu. “A Kailahun, in Sierra Leone, duemila persone che hanno avuto contatti con pazienti affetti da Ebola devono essere urgentemente seguiti ma abbiamo potuto tracciarne solamente 200. Le campagne di sensibilizzazione e la raccolta dei corpi sono entrambe bloccate a causa della mancanza di veicoli e carburante, gli epidemiologi non possono lavorare per mancanza di supporto logistico e la paura diffusa nelle comunita’ senza alcuna esperienza della malattia ha generato attacchi contro gli operatori sanitari”. L’epidemia “non sara’ contenuta senza una massiccia presenza di attori sul campo”, ha detto la Liu, secondo la quale “l’Oms in particolare deve dimostrarsi all’altezza della situazione e i governi che hanno le necessarie risorse mediche e logistiche devono andare oltre le promesse di finanziamenti e inviare immediatamente nella regione esperti di malattie infettive e strumenti di risposta all’emergenza”. La presidente di Msf ha quindi posto l’accento sulla necessita’ di stanziare maggiori risorse per “mappare accuratamente l’epidemia, attuare misure igieniche in tutti gli spazi medici e pubblici, gestire centri di trattamento sicuri, tracciare casi sospetti e, soprattutto, diffondere informazioni accurate su come proteggersi dall’infezione”. Allo stesso tempo, ha aggiunto, sono necessari maggiori aiuti per evitare che i sistemi sanitari della Liberia e della Sierra Leone collassino ulteriormente. “Dopo anni di guerra civile, questi paesi stanno gia’ lottando per riuscire a coprire le necessita’ sanitarie delle loro popolazioni. Affrontare un’emergenza sanitaria di tale ampiezza e’ una sfida che risulta troppo grande per loro. La Sierra Leone e la Libera, per esempio, hanno rispettivamente 0,2 e 0,1 medici ogni 10 mila persone, ovvero un tasso 240 volte inferiore a quello degli Stati Uniti”. Fermare questa epidemia, secondo la Liu, “richiede molto piu’ di denaro e dichiarazioni pubbliche. L’unico modo per contenere l’epidemia e’ aumentare la capacita’ di risposta nelle aree colpite, non chiudendo le frontiere o sospendendo i trasporti aerei. Un’azione significativa e coordinata e’ oggi necessaria sul terreno, se non vogliamo essere ridotti a contare i morti per molte settimane a venire, sia a causa dell’Ebola che per molte altre malattie molto meno spaventose”, ha concluso.
Emergenza Ebola: Medici senza Frontiere lancia l’appello internazionale


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