Giunti alla prima decade di Agosto l’umido flusso del “Monsone di SO” raggiunge il proprio apice, spingendosi fino agli stati dell’India centro-settentrionale. A differenza dello scorso anno quest’anno le umidissime correnti da SO e S-SO, provenienti dall’oceano Indiano sub-equatoriale, hanno apportato piogge più abbondanti solo lungo il versante meridionale dell’Himalaya, nel vicino Bangladesh e nell’est del Myanmar, dove si sono verificate anche locali inondazioni che hanno allagato diversi villaggi, in aree già duramente provate da anni di conflitti etnici. Piogge meno abbondanti, e ben al di sotto della media stagionale, si sono verificate negli stati dell’India occidentale, dove la penuria d’acqua inizia a farsi sentire. Soprattutto nel Gujarat e nei territori semi-desertici del Rajasthan ed il Punjab, rimasti ancora a secco, dove la siccità e il caldo continuano a farsi sentire. In queste due settimane l’umido flusso del “Monsone di SO”, attivo nei medi e bassi strati della troposfera, si è spostato a latitudini più settentrionali grazie all’ulteriore fluttuazione verso nord del “fronte di convergenza intertropicale” che proprio in questo periodo raggiunge il suo posizionamento più settentrionale, lungo l’oceano Indiano centro-occidentale, fra il Corno d’Africa e le coste dell’Asia meridionale.
Al contempo l’”Easterly Jet Stream” (la famosa “corrente a getto orientale” che domina sull’area tropicale) ha coperto l’intero territorio indiano e il Pakistan centro-meridionale, costringendo il ramo principale del “getto sub-tropicale” a scorrere a nord della catena montuosa dell’Himalaya, mentre la cintura degli anticicloni sub-tropicali, collegati alla “Cella di Hadley”, dopo aver “infuocato” i deserti del Medio Oriente si è spinta fino alle steppe dell’Asia centrale, fra Afghanistan, Turkmenistan, Uzbekistan e Tagikistan. Quest’anno la ventilazione nei bassi strati, legata alla circolazione monsonica estiva, è risultata molto più intensa rispetto alle scorse estati, presentando delle temporanee intensificazioni, fino a carattere di burrasca forte o addirittura tempesta (raffiche fino a 100 km/h sull’isola di Socotra) in prossimità delle coste somale settentrionali e dell’alto mar Arabico, dove l’intensa ventilazione ha generato un moto ondoso piuttosto rilevante, con onde di “mare vivo” alte anche più di 4-5 metri.
Questo imponente moto ondoso ha contribuito a raffreddare, per “Upwelling”, il tratto di mare antistante la Somalia, che ora si presenta molto più freddo del normale, visto il fortissimo rimescolamento delle acque superficiali. Mentre le mareggiate, prodotte dai burrascosi venti da SO che sferzato il mare Arabico, hanno cagionato notevoli danni lungo le coste dell’India occidentale, per l’inesorabile avanzata del fenomeno dell’erosione costiera, ormai divenuto una vera e propria calamità, visto l’arretramento, giorno dopo giorno, di interi tratti di litorale divorato dal moto ondoso incessante. Nell’isola di Socotra, lo scorso 3 Luglio 2014, è stata misurata una raffica di picco di ben 126 km/h da SO, la più forte finora archiviata, equivalente alla forza di un uragano di 1^ categoria sulla scala Saffir-Simpson. Le raffiche più forti si stanno registrando proprio sulle coste più settentrionali dell’isola yemenita, direttamente investite dalle turbolenti raffiche di caduta dai rilievi che caratterizzano la parte centrale di Socotra. Proprio in questo tratto di mare antistante la costa della Somalia, causa l’inasprimento del “gradiente barico orizzontale” fra l’oceano Indiano sub-equatoriale e gli stati indiani settentrionali, dove è collocata la bassa pressione termica nei bassi strati (prodotta dall’intenso riscaldamento stagionale del sub-continente indiano, che occorre in coincidenza dei passaggi “zenitali” del sole), con valori barici sotto i 995 hpa, si sono sviluppati i cosiddetti “getti somali”.
Correnti da SO e O-SO, molto intense e ricche di umidità, a causa del loro passaggio obbligato sopra le superfici sub-equatoriali dell‘oceano Indiano. Essi rappresentano il vero “motore”, nei bassi strati, della circolazione monsonica estiva lungo le coste di Pakistan meridionale e India occidentale. Le forti piogge che si accompagnano al flusso dei “getti somali” si intensificano ulteriormente quando queste correnti, molto umide e cariche di vapore acqueo, interagiscono con i primi rilievi del Ghati occidentale (India occidentale) e l‘imponente muraglia eretta dalle vette dell‘Himalaya (India settentrionale), nel loro moto verso nord-est. Questo è il motivo per cui il settore immediatamente a nord del golfo del Bengala è noto per avere le più intense precipitazioni del mondo durante la stagione monsonica estiva, fra Giugno e Agosto. Non per caso Cherrapunji, villaggio indiano sulle prime pendici dell’Himalaya, è una tra le località più piovose al mondo (ma non la più piovosa), detenendo una media pluviometrica annua di ben 11.777 mm.
Nei prossimi giorni l’umido flusso del “Monsone di SO” continuerà a rimanere piuttosto attivo sia sul mare Arabico, dove saranno presenti venti da SO e O-SO di carattere burrascoso, che sugli stati indiani che si affacciano sol golfo del Bengala, dove sarà presente un’attività convettiva piuttosto accesa, supportata anche dal continuo apporto di aria calda e umida, d’estrazione marittima, nei bassi strati, che scorre al di sotto dell’”Easterly Jet Stream”, la quale tende ad inasprire notevoli divergenze, scorrendo sopra il flusso dai quadranti occidentali, legato al Monsone estivo, che domina nei medi e bassi strati. Queste divergenze, tra l’”Easterly Jet Stream” in quota ed il flusso monsonico nei bassi strati, coadiuvate da aree di profonda convenzione, spesso favoriscono la formazione di circolazioni depressionarie tropicali, più o meno organizzate, che dal golfo del Bengala tendono a spostarsi verso gli stati dell’India centrale e settentrionale, dove apportano forti precipitazioni convettive, per poi successivamente spostarsi verso ovest, proseguendo più indebolite in direzione del mar Arabico e del Pakistan meridionale. Sono proprio queste depressioni tropicali a causare le piogge torrenziali che caratterizzano il Monsone estivo sull’Asia meridionale, ed in modo particolare sugli stati indiani.
Le “depressioni tropicali monsoniche” sono analoghe alle comuni depressioni tropicali, con l’unica differenza di presentare una struttura molto più grande, di dimensioni più similari ad una depressione extratropicali. Come le depressioni tropicali comuni le “depressioni monsoniche” si contraddistinguono da una accesa attività convettiva che ruota attorno ad un minimo barico al suolo ben definito che produce una intensa ventilazione ciclonica, chiusa nei medi e bassi strati, con correnti che possono superare la soglia dei 60-70 km/h. Una volta originate, avvicinandosi alla terra ferma, possono generare piogge molto forti ed eventi alluvionali. Tipicamente, 6-7 “depressioni monsoniche” si formano ogni estate sul golfo del Bengala e proseguono verso l’India e alle volte in direzione del Pakistan meridionale, dove riescono a scaricare forti precipitazioni. Nei giorni successivi si verificherà una intensificazione del “Monsone di SE” anche sul mar Cinese Meridionale (Vietnam e coste meridionali cinesi) e lungo i mari che circondano gli arcipelaghi di Filippine e Indonesia. Un insolito incremento della ventilazione dai quadranti meridionali o sud-orientali si registrerà anche tra le grandi isole del Borneo, Celebes e sulle coste meridionali della Papua Nuova Guinea, all’altezza dell’equatore, con il conseguente incremento del moto ondoso, mentre il fronte dell’ITCZ raggiungerà il suo massimo posizionamento settentrionale dell’anno.


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