Il “verme cane” continua a proliferare nelle acque del Sud, l’esperto: “fenomeno preoccupante, serve più cura dell’ambiente”

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Il “verme cane” (nome scientifico Hermodice carunculata) continua ad infestare le acque dei mari italiani, in modo particolare al Sud e non solo nello Stretto di Messina: dopo l’ultimo approfondimento di MeteoWeb con, la scorsa settimana, l’intervista al prof. Salvatore Giacobbe, abbiamo ricevuto nuove segnalazioni dalla Sicilia occidentale (tra Palermo e Trapani), dalla Puglia e dalla Campania. Insomma un problema sempre più ampio da tenere in dovuta considerazione.

salvatore-giacobbeOggi torniamo sull’argomento con un nuovo interessantissimo approfondimento, sempre a cura del prof. Giacobbe, esperto del Dipartimento di Scienze Biologiche e Ambientali dell’Università di Messina. “Devo dire che dopo il mio intervento in merito alla proliferazione del verme cane su MeteoWeb, ho ricevuto commenti contrastanti, anche se nessuna smentita. Mi riferisco a garbate osservazioni sulla eventuale sopravvalutazione del problema e su potenziali ingiustificati allarmismi. Ci tengo quindi a precisare che l’intenzione non era certo quella di suscitare allarme, quanto piuttosto definire nelle sue linee essenziali una problematica emergente (ed evidente), e contestualizzarla nel più generale problema del degrado ambientale. Personalmente inoltre ritengo che sia meglio informare piuttosto che disinformare, fatta salva la necessità di intervenire quando l’informazione subisce (quasi inevitabilmente) qualche forma di distorsione“.

Proprio a questo proposito, il professor Giacobbe porta degli elementi di novità e alcune precisazioni, anche grazie a informazioni avute da alcuni suoi collaboratori e ulteriori osservazioni di campo, effettuate a titolo personale.

Camera 14MP-9PCL’espansione dell’areale e l’aumento numerico della specie sono un fatto assodato, particolarmente evidente nel bacino ionico, ma in atto anche nelle vicine acque tirreniche. Il fenomeno ovviamente non è uniforme, per cui in alcune località passa inosservato, in altre è molto appariscente. La scarsa dimestichezza con l’animale (anni fa era quasi sconosciuto) e il suo avvicinamento alla riva, in acque basse, ha portato a contatti indesiderati (vedi foto accanto); ho conoscenza diretta di bambini, ma anche adulti, che hanno avuto necessità di rivolgersi al pronto soccorso. Niente di diverso da quello che abitualmente accade in acque infestate da meduse” spiega il docente universitario dell’ateneo peloritano.

Camera 14MP-9PCDopo la riproduzione di massa registrata il 13 agosto scorso, la popolazione di verme cane sembra essere declinata. Può essere un effetto della mortalità post-riproduttiva (evento consueto nel mondo animale), ma  è anche probabile che dopo l’assembramento riproduttivo la popolazione abbia cominciato a disperdersi. La presenza del verme cane non è, da sola, sintomo di degrado (è abbondante anche in paradisi naturalistici e aree marine protette, come Linosa), ma la specie sicuramente si avvantaggia in condizioni di sofferenza ambientale. Come motivo di riflessione porto l’esempio della costa compresa fra Capo delle Armi e Saline Ioniche, in cui la proliferazione del verme cane è proceduta di pari passo con la scomparsa dei ricci di mare e il denudamento delle scogliere sommerse, la cui copertura algale è sparita o è stata sostituita da un feltro batterico mucillaginoso” (vedi immagine sulla destra).

La riflessione finale è comunque immutata – conclude Giacobbe – forse i cambiamenti planetari a cui stiamo assistendo sono spinti da forze cosmiche alle quali non possiamo opporci, ma la cura dell’ambiente non rappresenta uno sforzo inutile. Comportamenti consapevoli e rispetto dell’ambiente possono aiutare la natura a ristabilire i propri equilibri, a tutto vantaggio della specie umana, anche nella quotidianità“.