Entro 20 anni una dozzina delle 31 province dell’Iran potrebbero diventare inabitabili a causa della siccita’ e del consumo delle risorse idriche. E’ quanto ha detto un dirigente del ministero dell’Agricoltura iraniano, che ha voluto mantenere l’anonimato al Financial Times. L’Iran e’ attualmente al suo 14/o anno consecutivo di siccita’ e le risorse idriche sono ormai ridotte a un livello critico – secondo quanto riporta il quotidiano britannico – anche dalla “cattiva programmazione e da politiche populiste”. Migliaia di villaggi iraniani, secondo i media locali, sono costretti a ricorrere alle autocisterne per i rifornimenti idrici e gli imprenditori si lamentano della carenza di acqua nelle fabbriche attorno a Teheran. Ma la situazione potrebbe essere anche peggiore, secondo l’ex ministro dell’agricoltura Issa Kalantari: “dopo settemila anni di storia – ha detto al Ft – l’Iran potrebbe non essere piu’ vivibile da qui a vent’anni se continuera’ la distruzione sistematica ed esponenziale delle nostre risorse idriche”. Secondo Kalantari la crisi dell’acqua e’ una minaccia molto piu’ grave per l’Iran di quella della questione nucleare o di Israele e degli Stati Uniti. In Iran cadono circa 200 millimetri di pioggia all’anno e gli iraniani hanno storicamente ottenuto notevoli risultati nel campo dell’ingegneria idraulica, costruendo dighe e soprattutto il sistema di ‘qanats’, pozzi verticali connessi da tunnel inclinati che convogliavano l’acqua dalle regioni piu’ alte senza il bisogno di pompe. Pero’ la popolazione iraniana negli ultimi 40 anni e’ raddoppiata, oggi conta circa 76 milioni di persone, mentre le precipitazioni a causa dei cambiamenti climatici sono diminuite del 16%. Il problema maggiore, secondo gli esperti, e’ rappresentato pero’ dal sistema di sussidi statali che consentono e in alcuni casi favoriscono lo spreco. In particolare, questo e’ vero per l’agricoltura che consuma il 90% dell’acqua pur producendo solo il 15% del pil nazionale. Con quasi nessun incentivo a usare sistemi che favoriscono la conservazione dell’acqua, gli agricoltori iraniani hanno irrigato i loro raccolti con risorse estratte dal sottosuolo spesso difficili da rimpiazzare. L’estrazione di acqua in Iran e’ infatti quasi quadruplicata dal 1970 al 2000, secondo l’agenzia Onu per l’agricoltura, mentre il numero dei pozzi e’ quintuplicato. Inoltre i terreni a pascolo iraniani potrebbero sostenere, da un punto di vista delle risorse idriche, solo 37 milioni di capi di bestiame, rispetto agli 87 milioni attuali e solo per 120 giorni l’anno invece dei 200 di media attuali. Le riforme pero’ costano e l’economia iraniana arranca sotto il peso delle sanzioni internazionali per il programma nucleare. Inoltre, secondo esperti internazionali, i governi occidentali sono riluttanti ad offrire aiuti per le misure di conservazione dell’acqua.
Iran: per la siccità entro 20 anni 12 province saranno inabitabili


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