Raro “vortice di vapore acqueo” a sud della Sardegna: ecco come si formano questi misteriosi e ristretti cicloni a scala sub-sinottica

La freccia gialla indica la localizzazione del "vortice di vapore acqueo" mentre transita sul settore più orientale del Canale di Sardegna
La freccia gialla indica la localizzazione del “vortice di vapore acqueo” mentre transita sul settore più orientale del Canale di Sardegna verso il basso Tirreno occidentale

Questa mattina, osservando attentamente le immagini delle moviole satellitari, è stato possibile notare un particolare di non poco conto, alquanto inusuale. Difatti, nel corso della mattinata odierna, sul Canale di Sardegna, poco a sud del golfo di Cagliari, è stato possibile ammirare il passaggio, da ovest verso est, uno spettacolare “vortice di vapore acqueo”, con un ristretto ricciolo ciclonico di nubi che ha rinnovato condizioni d’instabilità anche sul Tirreno centro-meridionale. I “vortici di vapore acqueo” altro non sono che vortici a mesoscala o a scala sub-sinottica, più o meno simili nella loro struttura agli “upper Levels Low”, ma a scala inferiore rispetto quest’ultimi. Sebbene inizialmente producano scarsi fenomeni in termini di nuvolosità e precipitazioni sono di indubbia importanza diagnostica per una previsione meteorologica a media-breve scadenza. Purtroppo spesso queste formazioni depressionarie vengono snobbate dai previsori che incorrono a frequenti invalidazioni previsionali. Difatti, i “water vapour Eddies”, possono interagire agevolmente con aree barocline nei bassi strati e degenerare successivamente in profonde ciclogenesi, a volte sottovalutate dai modelli matematici. Ciò può capitare molto spesso per il modello baroclino a due livelli secondo cui l’avvezione di vorticità positiva indotta da un “vortice di vapore acqueo” in quota libera l’energia baroclina latente nei bassi strati agevolando l’innesco della ciclogenesi che si approfondisce nei medi e bassi strati.

EUMETSAT_MSG_RGB-naturalcolor-westernEuropeQuesto non è il caso odierno. Non bisogna neppure sottovalutare neanche l’interazione dei “water Vapour Eddies” con le superficie marine molto calde, come quelle di mari chiusi e ristretti come i bacini mediterranei. Tale interazione con i mari caldi o con contributi diabatici di diversa natura può incrementare sensibilmente l’attività convettiva, inasprendo lo sviluppo della nuvolosità di carattere cumuliforme, con associate precipitazioni a sfogo di rovescio o temporale, anche di forte intensità. Per questi motivi, appena enunciati, i “water Vapour Eddies” assumono primaria importanza sulle nostre regioni, specie nel semestre estivo, per le condizioni convettivamente instabili che le competono. Molte fasi di tempo marcatamente instabile, con forti rovesci e temporali sulle nostre regioni, sono da attribuire allo sviluppo di un “water Vapour Eddies”, la cui formazione può essere individuata solo dalle immagini del vapore acqueo. Riguardo la loro pronta identificazione bisogna dire che gli aspetti significativi di questi soggetti nelle mappe di diagnostica si presentano in genere scarsi o con elevata ambiguità. Ecco perché una buona interpretazione delle immagini del vapore acqueo rappresenta una azione indispensabile ai fini della loro individuazione.

Non vi sono altri modelli o mappe, oltre quelle inerenti il vapore acqueo, che possono riuscire ad individuare l’insorgenza di un “water Vapour Eddies”. Queste strutture vorticose possono apparire contestualmente ad un sistema frontale classico o in maniera del tutto isolata, anche in prossimità o lungo i margini di aree anticicloniche particolarmente robuste. Proprio per questo si è avuta l’esigenza di introdurre un’appropriata classificazione dei “water Vapour Eddies”. Oltre i “water Vapour Eddies” esistono pure i “water Vapour Eyes” che non vanno confusi con i primi. I “water Vapour Eyes”, si creano solitamente per delle turbolenze che si innescano lungo una superficie di separazione tra due flussi aerei sinottici più o meno paralleli, ma con direzione opposta e velocità differenti. Essi possono essere individuati solo ed esclusivamente con le immagini al vapore acqueo, dato che la nuvolosità che producono risulta di modesta entità. Inoltre gli elementi significativi della loro formazione o presenza sono quasi del tutto esenti nei medi e bassi strati della troposfera. Nemmeno alla quota media di 500 hpa possono essere individuati in modo tanto agevole. Per tali motivi, ai fini di una loro pronta identificazione, è importante consultare la carta della vorticità potenziale alla quota di 300 hpa.

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