Le ferite si rimarginano ‘al contrario’: in caso di tagli i primi movimenti prodotti dalle cellule vicine al danno e’ quello di ‘allontanamento’ e non di chiusura dei margini come supposto finora. A svelare i meccanismi della chiusura delle ferite sono stati ricercatori dell’Istituto di Bioingegneria della Catalogna in un lavoro pubblicato su Nature Physics grazie a uno speciale microscopio in grado di misurare le forze prodotte dalla cellule. Quando ci si taglia, o piu’ in generale si ha una ferita, il corpo attiva una serie di azioni che in breve tempo riparano il danno, prima fermando l’emorragia, poi chiudendo la ferita e infine ripristinando il tessuto originario. La rimarginazione delle ferite e’ un fenomeno caratteristico di praticamente tutti gli organismi pluricellulari e nonostante se ne conoscano molti dei meccanismi molecolari coinvolti altri sono ancora misteriosi. Si ritiene che in caso di tagli, una delle prime azioni innescate dall’organismo e’ una sorta di movimento collettivo delle cellule vicine per andare a chiudere la ferita e la creazione di una sorta di ‘ponti’ molecolari per fissare i lembi. Analizzando il fenomeno con uno speciale microscopio capace di misurare le forze esercitate dalle singole cellule, i ricercatori hanno pero’ scoperto che le prime forze che vengono attivate sono indirizzate esattamente all’opposto. Ossia in caso di taglio si generano nell’immediato delle forze che tendono ad allontanare i lembi. Questo, spiegano i ricercatori, avviene in modo da ‘richiamare’ verso la ferita le cellule sottostanti e eliminare residui, solo successivamente intervengono spinte verso la rimarginazione. La scoperta di questi meccanismi sconosciuti ha una sua importanza per il miglioramento dei trattamenti delle ferite e dei farmaci cicatrizzanti.
Scienza, ecco come le ferite si rimarginano “al contrario”: nelle prime fasi i margini si allontanano


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