Ludwig Feuerbach, il celebre filosofo tedesco, aveva fin troppa ragione ad affermare: siamo ciò che mangiamo. Prima di essere animali o piante, una parte dei nostri atomi era infatti nell’aria e se andiamo abbastanza indietro nel tempo, potremmo scoprire che alcuni di essi appartenevano ad altri esseri umani e che il nostro corpo oggi contiene atomi di regine, nobili guerrieri e giullari di corte. È uno degli spunti, estremi ma scientificamente ineccepibili, proposto dall’ultimo lavoro letterario di Brian Clegg, “L’Universo dentro di Noi. Il corpo umano una guida turistica alla scoperta del Cosmò’ (edizioni Dedalo, traduzione di Valentina Schettini), recensito da Media Inaf, il notiziario online dell’Istituto nazionale di astrofisica.
Clegg, classe 1955, prolifico divulgatore scientifico inglese, formazione in fisica sperimentale, da anni si dedica alla comunicazione della scienza per il grande pubblico sulle reti della britannica BBC. Spiegando il Cosmo attraverso noi stessi. L’Universo è infatti dentro di noi, composto di detriti del Big Bang, popolato da miliardi di parassiti, e nasconde vere e proprie trappole quantistiche con più connessioni di quanti sono gli atomi dell’Universo stesso.
Tutto questo fa del corpo umano una personalissima guida turistica cosmologica, capace anche di comprendere praticamente la teoria di Feuerbach. “Che vale anche per gli atomi che componevano Marilyn Monroe, certamente non hanno ancora avuto il tempo di spargersi nel mondo fino a entrare nel corpo di ciascuno di noì’, mette comunque le mani avanti Clegg. Anche se “andando avanti di qualche centinaio di secoli, potremmo essere abbastanza sicuri che le molecole di Marilyn siano dentro ogni corpo umanò’. La scienza insomma non è solo quella percepita come qualcosa di lontano, di cui si occupa un nugolo di esperti che lavora chissà dove.
Magari in un laboratorio arredato da strane apparecchiature o da macchine gigantesche e ipertecnologiche come il Large Hadron Collider del CERN.
In realtà, abbiamo tutti un laboratorio personale a disposizione: il corpo che indossiamo. Cuore, muscoli e polmoni. Una struttura di estrema complessità e il cui funzionamento dipende da tutti i molteplici aspetti della scienza e della natura. L’invito che scaturisce dalla lettura del libro di Clegg è quello di considerare le mani, il cervello, gli occhi come punto di vista privilegiato sull’Universo e le leggi che lo regolano.
È così che il corpo umano può diventare osservatorio e laboratorio per esplorare gli aspetti più suggestivi di cosmologia, fisica quantistica, chimica e biologia. Scoprendo magari che le risposte alle causa di un’indigestione o quelle per l’enigma del Big bang non sono poi così diverse tra loro.
Scienza: l’Universo dentro di noi, dal Big bang agli atomi dei morti


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