Il controverso oleodotto Keystone XL, che dovrebbe permettere il trasporto del petrolio estratto dalle sabbie bituminose dell’Alberta (in Canada) fino al Golfo del Messico, potrebbe produrre una quantità di inquinamento quadrupla rispetto a quella prevista dal rapporto del dipartimento di Stato americano. A sostenerlo è un nuovo studio degli scienziati dell’Istituto ambientale di Stoccolma, pubblicato sul Nature Climate Change.
Secondo lo studio, le stime del governo statunitense non prenderebbero in considerazione che, con l’aumento della produzione di petrolio e la conseguente riduzione del prezzo, secondo le previsioni, di tre dollari al barile, aumenterebbe anche il consumo, creando più inquinamento. Secondo i ricercatori, l’oleodotto potrebbe provocare un aumento delle emissioni di gas serra di 121 milioni di tonnellate all’anno, mentre il dipartimento di Stato ha sostenuto, mesi fa, che l’aumento sarebbe contenuto nei 30 milioni di tonnellate.
Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha più volte detto che il progetto sarà realizzato “solo se non aggraverà in maniera significativa il problema dell’inquinamento”. Per Peter Erickson, che ha guidato le ricerche, è così dimostrato che l’oleodotto spazzerebbe via tutti i progressi possibili con le politiche di riduzione delle emissioni che sono al momento in discussione. Lo studio ha provocato le prime reazioni. L’American Petroleum Institute, che rappresenta i produttori di petrolio, ha definito lo studio “irrilevante” per l’oleodotto – ha riportato il Guardian – visto che, senza il Keystone XL, le sabbie bituminose sarebbero comunque sfruttate e il petrolio trasportato usando le reti ferroviarie, ha commentato la portavoce, Sabrina Fang. Il dipartimento di Stato non ha invece voluto commentare lo studio. Un aumento di 121 milioni di tonnellate di diossido di carbonio è “una goccia nell’oceano”, rispetto ai 36 miliardi di tonnellate che il mondo ha prodotto nel 2013, secondo l’economista Richard Tol, dell’università del Sussex. Se qualcuno è preoccupato per il cambiamento climatico, l’oleodotto “dovrebbe essere l’ultimo dei problemi in testa”. D’accordo con lui si è detto Ken Caldeira della Carnegie Institution di Washington, specificando però che la preoccupazione riguarda più l’idea di aumentare le emissioni rispetto alla reale entità del problema. L’economista Judith Dwarkin di Calgary, in Canada, ha scartato le conclusioni dello studio, basate sull’idea sbagliata che una maggiore produzione di petrolio provochi il ribasso dei prezzi e un aumento della domanda. Solitamente, ha detto al Guardian, “è il consumo che stimola i prezzi e poi la produzione di petrolio”.
Studio-shock sul Keystone: produrrà il quadruplo della Co2 prevista!


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