Alimenti: 13 prodotti agricoli costituiscono l’80% della dieta globale

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siccitàMentre la popolazione mondiale continua a crescere (circa 1 miliardo ogni 12-14 anni dagli anni ’60), le scorte alimentari potrebbero non fare fronte alla domanda in costante aumento, sopratutto per i Paesi agricoli poveri nelle regioni aride e semi-aride, che dipendono dall’importazione alimentare.

Un nuovo studio, pubblicato dalla rivista dell’American Geophysical Union, Earth’s Future, esamina la sicurezza alimentare e i pattern degli alimenti che fino ad ora non sono stati oggetto di attenzione da parte del mondo scientifico. Utilizzando dati FAO, lo studio ricostruisce la rete commerciale globale del cibo in termini di calorie. “Abbiamo scoperto che, nel periodo tra il 1986 ed il 2009, la quantità di cibo oggetto di scambio è più che raddoppiata, e che la rete alimentare globale è divenuta il 50% più interconnessa,” dichiara Paolo D’Odorico, docente di scienze ambientali alla University of Virginia. “Il commercio alimentare internazionale ora consiste nel 23% della produzione alimentare globale, e molto di quella produzione si sposta dai Paesi agriculturalmente ricchi verso quelli poveri.”

Siccità missouriD’Odorico ha scoperto che la produzione di cibo durante il periodo di più di due decenni è aumentata del 50%, “fornendo una quantità di cibo che sarebbe sufficiente a sfamare la popolazione globale con un crescente appoggio dalla redistribuzione attraverso il commercio.”
Lo studio fornisce un’analisi dettagliata del ruolo del commercio alimentare in diverse regioni del mondo, con le mappe che mostrano aree di auto-sufficienza e la dipendenza dal commercio. D’Odorico e i colleghi hanno dimostrato che la maggior parte dell’Africa e del Medio Oriente non è autosufficiente, ma il commercio ha migliorato l’accesso al cibo nel Medio Oriente e nel Sahel. I ricercatori hanno inoltre scoperto che gli scambi commerciali non hanno sradicato l’insufficienza alimentare nell’Africa sub-sahariana e in Asia centrale.
Complessivamente, negli ultimi due decenni, c’è stato un aumento del numero di Paesi dipendenti dal commercio che raggiungono la sufficienza attraverso l’affidamento al commercio“, continua D’Odorico. “Questi Stati possono diventare più vulnerabili nei periodi di carenza di cibo, com’è accaduto nel corso delle crisi alimentari nel 2008 e nel 2011, quando i governi di alcuni Paesi produttori hanno bloccato o limitato le esportazioni alimentari, generando ansia in molti Paesi che dipendono da tali esportazioni.
mais siccitàD’Odorico ha anche scoperto che 13 prodotti agricoli (grano, soia, olio di palma, mais, zucchero, e altro) costituiscono l’80% della dieta e del commercio mondiale, e che la Cina sta aumentando il suo consumo di carne, cosa che già sta cambiando i pattern di utilizzo del territorio (la produzione di carne richiede molto più spazio rispetto ai raccolti). “Grassi e proteine tendono ad aumentare con lo sviluppo economico dei Paesi emergenti. Un incremento del consumo di prodotti di origine animale sta potenziando ulteriormente la pressione umana su campi coltivati e i pascoli.

Mentre alcuni Paesi sono “benedetti” da condizioni favorevoli (clima e terreno fertile), comunque la popolazione continua a crescere e i cambiamenti climatici non fanno che complicare le condizioni: “Il mondo è più interconnesso che mai, e le scorte alimentari dipendono molto da questa connessione,” conclude D’Odorico.