A oggi non esiste una terapia definitiva per combattere l’Alzheimer, ma “a rivestire un ruolo cruciale e’ una diagnosi corretta e tempestiva”. E’ il monito lanciato dalla Sin, Societa’ italiana di Neurologia, in occasione della giornata mondiale dell’Alzheimer. In una nota, la Sin evidenzia l’importanza dei risultati conseguiti dalla ricerca scientifica nello sviluppo di nuove terapie e nella diagnosi precoce. “Tecniche di imaging, quali la risonanza magnetica o la pet – dichiara Carlo Ferrarese, direttore scientifico del centro di neuroscienze dell’universita’ di Milano-Bicocca – sono strumenti potentissimi in grado di effettuare una diagnosi precoce o addirittura preclinica della malattia di Alzheimer, ossia prima che si sia dimostrata clinicamente la demenza”. “Effettuare la diagnosi precoce della malattia – continua Ferrarese – risulta fondamentale per alcune strategie terapeutiche, attualmente in fase avanzata di sperimentazione, che solo se attuate in fase precoce potrebbero modificare il decorso della malattia”. Inoltre, “individuare con largo anticipo i soggetti che possono essere colpiti da Alzheimer significa poter prendere in carico il paziente sin dalle prime fasi e garantire un maggior livello di assistenza”. Purtroppo non sono ancora note le cause alla base della malattia di Alzheimer, ma la ricerca scientifica ha fatto enormi passi avanti nell’identificazione di fattori che incrementano il rischio di sviluppare la patologia: specifiche mutazioni genetiche ed eta’, nonche’ la conduzione di uno stile vita non corretto ed equilibrato, conferiscono infatti un rischio maggiore di contrarre la malattia. Studi recenti, inoltre, hanno dimostrato come l’esercizio fisico, la pratica di hobbies e i rapporti sociali agiscano da fattore protettivo non soltanto nei confronti dell’Alzheimer, ma piu’ in generale delle varie forme di demenza esistenti.
Alzheimer: l’importanza della diagnosi precoce


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