Ambiente: un “aspiratore” contro l’erosione delle coste

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marettimoUna sorta di aspiratore marino per dragare i fondali e salvare dall’erosione le spiagge della Sardegna, prima tra tutte il Poetto di Cagliari. Ma anche un sistema per ripulire e rilanciare porti e porticcioli, da Olbia a Buggerru. La nuova tecnologia, presentata anche dall’attivista per l’ambiente Jacopo Fo al recente festival delle ecotecnologie e dell’autocostruzione “Ecofuturo”, e’ stata messa a punto dalla Decomar, un’azienda di Pontedera con sede operativa a Massa che ora e’ pronta a sbarcare nell’isola. Si tratta di una tecnologia a ricircolo – spiegano gli esperti della ditta toscana – che permette di operare in totale assenza di contatto con il fondale consentendo di utilizzare l’83% della sabbia dragata, gia’ libera dalle sostanze inquinanti, per altri usi. Senza bisogno di aprire nuove cave di sabbia per il ripascimento. L’azienda cita alcuni esempi sardi elencando le localita’ che potrebbero avvantaggiarsi di queste tecnologie: Poetto, baia di Porto Frailis a Tortoli’, Marina di Oristano, Olbia, porticciolo di Carloforte, costa di Buggerru. Rispetto per l’ambiente, ma anche per le casse degli enti che intervengono: in confronto alle tecniche tradizionali (con la benna) – assicura l’azienda – si ha un abbattimento dei costi di circa il 30%, se si considera la vita totale dei sedimenti che finora venivano solo spostati da un posto a un altro per poi essere trattati o, peggio ancora, dimenticati per carenza di fondi. La nuova metodica e’ stata inserita tra i tre progetti premiati dal Sogesid, societa’ in house del ministero per l’Ambiente e tutela del territorio e del mare che fornisce supporto tecnico alle strutture regionali-locali attraverso azioni e interventi che concorrono a risolvere le criticita’ ambientali (bonifiche, emergenza e gestione rifiuti, dissesti idrogeologici). Una prima fase applicativa di questa tecnologia, nata due anni fa e per ora utilizzata solo in Italia, e’ stata testata nelle aree portuali di La Spezia e di Livorno. E’ stata inoltre usata in alcune fasi della rimozione dei detriti nell’ambito delle operazioni di recupero della nave Costa Concordia. “In quest’ultimo caso – spiega Decomar – l’esperienza ancora non si e’ conclusa, ma anzi si appresta a divenire ancora piu’ interessante dato che ora e’ possibile avviare le operazioni di ripulitura dal fondale dai detriti (milioni di tonnellate) lasciati non solo dalla nave, ma anche dalle operazioni per il suo recupero”.