Ambiente: il sistema alimentare globale è insostenibile

siccitàMettere in pratica le soluzioni che già esistono per ridare sostenibilità alla produzione globale di cibo. Coinvolgendo e dando voce tutte le parti in campo, specialmente i piccoli produttori ai quali bisogna dare la possibilità di sperimentare nuove tecnologie avendo le “spalle coperte” dai possibili rischi. Sono alcuni dei temi chiave del panel di discussione di alto livello che si è tenuto a Roma, nella cornice dell’istituto Svizzero, organizzato dall’Ambasciata elvetica e dal Padiglione svizzero all’Expo 2015 di Milano.
Un aspetto chiave su cui tutti gli intervenuti hanno concordato, e dimostrato da numerosi rapporti tecnici “agli atti” ormai da anni, è la non sostenibilità del sistema attuale. Da un lato 800 milioni di persone che soffrono la fame e 2 miliardi di persone malnutrite, ha rilevato Alexandre Meybeck, componente del Segretariato del Comitato sulla Sicurezza Alimentare Mondiale.
Dall’altro “produciamo il doppio del cibo che consumiamo: il sistema è in bancarotta”, ha affermato Hans Herren, presidente del Millennium Institute e della Fondazione Biovision. Un altro aspetto che ha richiamato consenso è la necessità di avere un maggior coinvolgimento dei piccoli agricoltori locali. “Sono cruciali, tanto più che oggi non si può ripetere una rivoluzione verde come quella del secolo scorso, bisogna capire che le soluzioni passano dai piccoli produttori. Il problema – ha rilevato Michel Mordasini, vicepresidente del Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo – è portare a livello locale le soluzioni tecniche esistenti”. Bisogna magari vincere la diffidenza degli agricoltori ad abbandonare tecniche tramandate per generazioni e che conoscono bene, per adottarne di nuove. Promettenti magari, ma ai loro occhi anche rischiose. E per accompagnarli in questo percorso un contributo chiave può venire dal settore assicurativo, ha spiegato Hans Feyen, responsabile del comparto agricolo della Swiss Reinsurance Company. Altri temi sono apparsi meno pacifici. Come quando Herren, forse il più polemico tra i panelist, ha puntato il dito contro “coloro che cercano di ostacolare il cambiamento. Chi sono queste forze oscure? Quelli che hanno massicciamente investito su fertilizzanti, pesticidi, sementi e brevetti e che fanno pressioni sui governi per tutelare i loro interessi, che magari non coincidono con quelli generali. Sappiamo benissimo cosa dovremmo fare eppure non lo facciamo anche a causa di questi oppositori – ha insistito -: è uno scandalo”. Più cauta e sfumata la visione di Meybeck. “Uno dei motivi per cui è così difficile cambiare è il gran numero degli attori interessati, e il Comitato sulla sicurezza alimentare è una sede dove possono dialogare”. C’è peraltro il problema di dare voce a coloro che si vuole protagonisti dei cambiamenti, ma che hanno difficoltà a farsi sentire specialmente in queste organizzazioni internazionali. A cominciare dai piccoli produttori e dalle Ong. E c’è anche il tema di come impostare la questione. “Qui dobbiamo parlare di come nutrire il pianeta, non di come alimentarlo che è un termine che potrà andar bene per il bestiame”, ha detto ancora Herren. In più ci sono oggi strumenti che si possono rivelare armi a doppio taglio. Come il commercio globale che in linea generale può aiutare a bilanciare gli squilibri, “ma come si è visto nella crisi del 2008 può anche esacerbare i problemi”, ha rilevato Meybeck. I temi lanciati nel convegno approderanno all’Expo di Milano il prossimo anno. “Sono questioni fondamentali e servirebbero centinaia di eventi simili a questo”, ha affermato Lello Fornabaio, componente del Collegio sindacale di Expo 2015 Spa, ringraziando l’Ambasciata di Svizzera per l’iniziatica. E ha concluso ricordando che uno degli aspetti su cui ci si concentrerà all’Expo sarà la lotta agli sprechi: “il 30 per cento del cibo acquistato – ha detto – viene buttato”.