Il 2014 rischia di essere l’anno nero per gli apicoltori. E’ crollata la produzione di miele in Italia (si stima il 60% in meno rispetto all’anno scorso) ed e’ esplosa una nuova moria delle api. Sono oltre 60, ad oggi, le segnalazioni ufficiali di interi alveari avvelenati dai pesticidi. Le regioni piu’ colpite, spiegano le associazioni degli apicoltori, sono il Trentino, dove la moria degli insetti sarebbe legata alla produzione di mele; Lombardia, Veneto, Piemonte e Friuli, in particolare per la coltivazione di mais; Marche e Umbria per i girasoli. Va meglio in Emilia-Romagna, dove lo spopolamento delle api e’ considerato a livello fisiologico. Ma gli apicoltori sono sul piede di guerra. “Chiediamo una diversa responsabilita’ pubblica su cosa si autorizza e come- tuona Francesco Panella, presidente di Unaapi- qui si distribuiscono armi”, veleni su cui “manca controllo e penalizzazione” e che gli apicoltori chiedono di fermare. Il problema e’ stato affrontato questa mattina a Bologna, in un convegno organizzato nella sede di Legacoop. Alla moria delle api (e al maltempo estivo) si accompagna il crollo stimato del 60% della produzione del miele piu’ venduto (acacia, castagno e millefiori), che causera’ un aumento dei prezzi del 20-30%. “Questa situazione apre anche alle frodi alimentari- lancia l’allarme Diego Pagani, presidente di Conapi- dalla Cina arrivano prodotti a basso prezzo fatti con sciroppi zuccherati, addizionati con polline”. La produzione annua di miele in Italia nel 2013 si aggirava sulle 23.000 tonnellate, per un valore di 20,6 milioni di euro. Compreso l’indotto, il settore vale 57-62 milioni di euro all’anno. A questo si aggiunge il valore dell’impollinazione a servizio dell’agricoltura, pari a 2,6 miliardi di euro annui anno, e a fini di tutela ambientale, che oscilla tra 2,6 e 3,6 miliardi di euro all’anno. Gli alveari censiti in Italia sono quasi 1,2 milioni (40.000 gli apicoltori, 12.000 i produttori di miele), per circa 55 miliardi di api. “L’annata agraria 2014 si candida ad essere una delle peggiori degli ultimi 10 anni- afferma Giovanni Luppi, presidente di Legacoop Agroalimentare- molti settori hanno sofferto di problemi legati all’andamento di mercato, aggravati poi dall’approvazione dell’embargo Russo su alcuni prodotti agroalimentari europei a seguito della crisi Ucraina”. Per altri prodotti, invece, “il problema di mercato e’ stato aggravato da un andamento climatico sfavorevole per l’eccesso di piogge, temperature sotto la media e un incremento di eventi estremi come grandinate e trombe d’aria”. Il calo della produzione di miele e la nuova moria delle api, dunque, “si inseriscono in questo gia’ difficile quadro, ma, se possibile- sottolinea Luppi- aggravano la percezione del problema per la caratteristica di indicatore biologico che questi insetti svolgono e per la complementarieta’ che la produzione di miele ha con altre importanti produzioni agricole della nostra regione, a partire da quella sementiera ed ortofrutticola”. Legacoop agroalimentare si associa dunque alle richieste degli apicoltori indirizzate gia’ nel giugno scorso con una lettera ai ministeri della Salute, delle Politiche agricole e dell’Ambiente, “perche’ la sopravvivenza e la produttivita’ delle api e’ un parametro fondamentale della sostenibilita’ e della produttivita’ di larga parte della nostra agricoltura”. Gli apicoltori chiedono al Governo di “accertare la dannosita'” dei fitofarmaci, in particolare gli ultimi arrivati sul mercato, e di fermarne l’autorizzazione. Inoltre, gli apicoltori chiedono che nel prossimo Piano di sviluppo rurale 2014-2020 siano previsti fondi per la produttivita’ e la sopravvivenza delle api, considerate come “termometro della sostenibilita’ della nostra produzione alimentare”. Nel 2008 ci fu un crollo nella popolazione di api italiane, diminuita del 40%. Negli anni successivi, grazie alla sospensione per molti usi agricoli di sostanze nocive come i neonicotinoidi, si e’ vista una ripresa delle api, tornate ai livelli precedenti il 2008. “Quest’anno invece stiamo assistendo a un nuovo crescente spopolamento”, spiega Panella. Le cause della nuova moria delle api sono diverse, ma tutte collegate. “La produzione agricola e’ calata per un clima come non si era mai visto”, afferma il presidente di Unaapi, creando problemi agli agricoltori in termini di prezzo. “Col prezzo domina la paura e sulla paura dominano i produttori- afferma Panella- che spingono gli agricoltori a irrorare le campagne” di pesticidi per non perdere il raccolto. Ogni anno, attacca ancora il presidente Unaapi, “vengono irrorate nelle campagne 175.000 tonnellate di sostanze chimiche”. Veleni che sono peggio dei famosi diserbanti anni ’70. “Un grammo di neonicotinoidi (sospesi in molti usi agricoli da qualche anno, ndr) equivale a sette chili di DDT in termini di tossicita'”, sottolinea Panella. A cascata, il problema riguarda anche altri insetti: negli ultimi 20 anni, ad esempio, in Europa si e’ perso il 60% di farfalle. “Scompaiono non solo le api- afferma Pagani- ma anche gli altri insetti impollinatori che non vengono allevati e muoiono nel silenzio generale”. Da questa situazione, l’uomo non e’ immune. “Se si avvelenano le api, ci avveleniamo anche noi”, avverte Pagani.
Animali: crolla la produzione di miele e riesplode la moria della api


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