Ebola, Africa al collasso: 2.811 morti, 5.864 contagiati. “Siamo al limite”

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ebola10Sfiorano quota sei mila i casi di Ebola nei Paesi africani alle prese con l’epidemia, secondo l’ultimo bollettino dell’Organizzazione mondiale della sanità, aggiornato a oggi. Nel dettaglio, si registrano 5.864 contagi, di cui 5.843 concentrati in Guinea, Liberia e Sierra Leone, e 21 fra Nigeria e Senegal. I morti sono ormai 2.811. Ma se in Africa la situazione e’ ormai ”al limite”, come ha avvertito oggi l’organizzazione Medici senza frontiere (Msf), in Europa il rischio di contagio resta al momento ”basso”. I numeri in Africa sono quelli di un bollettino di guerra: 150 nuovi casi e 70 cadaveri sono stati scoperti solo in Sierra Leone dopo i tre giorni di quarantena e coprifuoco assoluto per la popolazione proclamati dal governo e scaduti oggi. La situazione piu’ grave resta quella della Liberia, con 1.578 morti e 3.022 casi. Gli altri due Paesi piu’ colpiti sono Guinea e Sierra Leone, mentre i focolai sono ”piu’ contenuti” in Nigeria e Senegal. Quella in atto, ribadisce l’Oms, ”e’ la piu’ grave epidemia di Ebola dall’identificazione del virus nel 1976. Si tratta di una emergenza di sanita’ pubblica mondiale”.

Ebola Airlines“Per quanto riguarda Ebola e la situazione europea, abbiamo fatto circolare in questa settimana un censimento e abbiamo registrato che sicuramente ci sono i posti letto ad alto isolamento nei vari Paesi, mentre c’è una scarsità dei mezzi per il trasporto aereo” di eventuali operatori contagiati da far rientrare in Europa. Lo spiega il ministro della Salute Beatrice Lorenzin al termine della prima giornata di lavori del meeting informale fra i ministri della Salute europei. “Bisogna immaginare – spiega Lorenzin – che noi in Italia abbiamo due aerei e ognuno può essere utilizzato ogni 10 giorni, perché bisogna ogni volta cambiare l’isolamento. È molto complicato. Domani discuteremo per capire la disponibilità, ma io ritengo che l’azione migliore sia di coordinare gli interventi futuri di evacuazione”, da predisporre per ogni singolo stato membro. Perché il problema, assicura, “non sono i migranti. Ma ci possono essere dei casi di contagio fra le migliaia di persone che manderemo nei Paesi a rischio. E noi dobbiamo essere in grado di trattare anche gli operatori che inviamo lì e che rischiano la vita per gli altri. E lo dobbiamo fare anche realizzando in loco strutture sanitarie per fornire assistenza e accesso a tutti a cure immediate”. Lorenzin ha anche spiegato che durante il meeting si è fatto il punto sulle richieste dell’Oms per affrontare l’epidemia e la situazione “pesantissima dal punto di vista umanitario che sta vivendo il West Africa. Il rischio contagio potrà diminuire solo con un intervento coordinato”, fa notare il ministro italiano. Domani per i ministri europei sarà il tempo del dibattito e delle conclusioni.