Ebola, esperto italiano: servono controlli accurati

Senza controlli adeguatamente accurati, “c’è il rischio concreto che l’infezione” del virus ebola “si diffonda”. E’ quanto ha spiegato oggi, in un’intervista akl magazine online Inpiù, il responsabile della 2a divisione malattie infettive all’ospedale Spallanzani di Roma, Nicola Petrosillo, commentando l’ultima decisione di Barack Obama di schierare 3.000 soldati per contrastare la diffusione del virus.
“Probabilmente con queste forze Obama intende rafforzare quelle misure di sicurezza sociale-sanitaria per evitare che il disordine organizzativo in paesi come Sierra Leone, Liberia e Guinea possa causare un`espansione del fenomeno. Sicuramente, i militari daranno un supporto anche alle agenzie internazionali che già stanno lavorando sul posto”, ha sottolineato Petrosillo.
L’esperto italiano ha ricordato che “la grande forza di paesi organizzati come la Nigeria, dove la situazione è praticamente sotto controllo e l`epidemia è stata completamente arginata, deriva dal fatto che questa organizzazione permette di controllare i soggetti che hanno avuto potenziali contatti”. Ma “se questo non avviene in modo adeguato”, ha avvertito, “c`è il rischio concreto che l`infezione si diffonda”. Nei Paesi a rischio, “ci sono misure di filtro agli aeroporti”, ha ricordato a Inpiù Nicola Petrosillo. “Tuttavia è possibile che qualche persona che sia entrata in contatto con delle persone infette possa superare questi filtri”. Certo, “all`interno di questi paesi, ci sono condizioni molto differenti”. “Della Nigeria abbiamo detto, diverso è in Sierra Leone, Liberia, Guinea, dove anche per motivi di ordine sociale e politico, rendono la situazione più difficile. La problematica non è infatti controllare solo l`infezione, ma anche i contatti, cioè quelle persone che hanno avuto un`esposizione con i soggetti infetti: questi vanno tenuti sotto controllo per evitare che a loro volta si infettino e trasmettano l`infezione”, ha insistito l’esperto. “Per quanto riguarda i paesi occidentali al momento non ci sono problemi: dall`Africa non è arrivato nessuno infetto da Ebola. Esiste poi un programma del ministero della Salute e centri, come lo Spallanzani, pronti ad agire nel caso in cui si verifichino delle sintomatologie del virus in gente arrivata dalle aree a rischio”, ha commentato ancora il responsabile 2a divisione malattie infettive all’ospedale Spallanzani di Roma. Quanto alle cure e alle speranze riposte sul vaccino, Petrosillo ha spiegato che “sarà una grande innovazione perché molti sono i soggetti potenzialmente esposti, dagli operatori sanitari a chi si occupa dei riti funerari”. “Ricordo che in quelle aree è diffuso il rito dell`imbalsamazione a casa, cosa che espone al rischio di contagio chi se ne occupa”, ha aggiunto. Il vaccino è però ancora “in fase sperimentale”. “Negli Usa ci sta lavorando l`Nih, l`Agenzia nazionale della sanità, ma credo che i tempi non siano vicini. Quanto alla cura, non c`è una terapia specifica per questo virus. Tutta la terapia è di supporto e tiene conto del fatto che i pazienti sono a forte rischio di disidratazione a causa di vomito e dissenteria”, ha chiarito l’esperto dello Spallanzani, sottolineando che “questi vanno tenuti sotto estrema osservazione per eventuali complicanze di tipo emorragico e quindi con eventuali trasfusioni”. “Poi c`è il problema della gestione in sicurezza per gli operatori sanitari che non è cosa da poco. C`è tutto un sistema di vestizione e protezione dell`operatore per evitare il contagio che avviene attraverso il contatto con i liquidi biologici del malato”, ha concluso.