Ebola: in Africa anche canzoni e vignette per la sensibilizzazione

-Canzoni orecchiabili e vignette spiritose: di fronte all’epidemia di Ebola che ha colpito l’Africa occidentale anche cantanti e vignettisti hanno deciso di prestare il proprio contributo per favorire una maggiore sensibilizzazione sul virus che ha già ucciso più di 3.000 persone dall’inizio dell’anno. Perchè il virus non ha frontiere, canta il rapper senegalese Xuman nella sua “L’Ebola è là”, una parodia di “Umbrella” di Rihanna e del rapper americano Jay-Z.
“La malattia è presente tra i nostri vicini, liberiani e guineiani. Credete sia lontana, che non ci debba preoccupare, ma (…) anche se la frontiera è stata chiusa, nonostante tutto questo è arrivata lo stesso”, canta Xuman.
Sono diverse le canzoni e i disegni che illustrano i sintomi della malattia (febbre, sanguinamento, diarrea, vomito, tosse…) e le modalità di trasmissione (contatti con secrezioni corporee dei malati o dei morti); si tratta a volte di pezzi molto orecchiabili, alcuni dei quali visionati anche più di 15.000 volte su YouTube, in cui si sollecita l’adozione di misure di prevenzione, come il lavaggio delle mani. “Lava sempre le mani con acqua e sapone”, martella John Allu dalla Nigeria, dove l’Ebola ha ucciso otto persone, nella sua “Stop Ebola Virus Campaign Song”. Da parte sua, il liberiano Samuel “Shadow” Morgan chiede di evitare i cibi della boscaglia, considerati un possibile vettore della malattia. “Se amate la scimmia”, “il babbuino” o “il pipistrello”, “non mangiare la carne”, rilanciano anche i tre artisti liberiani D12, Shadow and Kuzzy of 2Kings nella loro “Ebola in town”. In tutte le canzoni si sottolinea spesso che l’Ebola è “peggio dell’Aids”. Da parte sua Damien Glez, grande disegnatore franco-burkinabè, ha illustrato un africano messo in quarantena sotto un preservativo gigante a causa dell’Ebola. In Costa d’Avorio, paese risparmiato finora dall’epidemia, il giornalista Israel Yoroba ha scritto “Stop Ebola”, sottolineando l’importanza di avvisare subito le autorità in caso di eventi sospetti, mentre i vignettisti ivoriani cercano di sensibilizzare l’opinione pubblica: sulla prima pagina di Codivorien è apparsa l’immagine di un paziente con i pantaloni calati, terrorizzato alla vista del suo medico pronto a fargli un’iniezione a distanza, per evitare il contatto, con l’aiuto di una fionda. Uno dei principali problemi della prevenzione, artistica o meno, è ricordare che l’Ebola è “reale”, ha sottolineato l’ex calciatore liberiano George Weah nella sua canzone “We must all arise to fight Ebola”. Un richiamo importante per smentire quanti sostengono che il virus sia un’invenzione dei Bianchi per decimare i Neri; una convinzione che a metà settembre ha spinto alcuni abitanti locali del sud della Guinea a uccidere otto funzionari locali e giornalisti. Anche nella Repubblica democratica del Congo, paese dove il virus dell’Ebola venne scoperto nel 1976 oggi alla sua settima epidemia, in un disegno del congolese Kash il virus è il nemico numero uno: “Sparategli a vista”, ordina un uomo armato, con scarponi e maschera antigas, in una strada di Boende, distretto del nord-ovest del paese dove l’epidemia ha causato una quarantina di morti dal mese di agosto. Il vignettista ha ricordato come, tornando da un festival in Guinea, lo scorso febbraio, sentì dei giornalisti locali che “minimizzavano” la minaccia posta dall’Ebola: “Mi sono detto che se non ci credevano i giornalisti, che ne sarebbe stato dei villaggi…”. Poi quando l’epidemia è arrivata nel suo paese, si è armato di matita: “Se questo può aumentare la consapevolezza, può smuovere le autorità pubbliche, va bene. Spero che le autorità agiscano”. Gli effetti di queste attività di sensibilizzazione sono difficili da misurare, anche perchè cantanti e vignettisti usano soprattutto il francese o l’inglese, il cui uso è meno diffuso nelle zone rurali. Tra le eccezioni, il collettivo senegalese “Y’en a marre” che canta “Stop Ebola” in wolof, la lingua più parlata in Senegal.