Solo il 18% dei malati di ebola in Liberia viene curato dagli ospedali o dai centri medici in modo appropriato, in modo da ridurre il rischio di contagio al resto della popolazione. A rilevarlo, come segnala il New York Times, sono i Centers for Disease control di Atlanta (Cdc). Molti malati di ebola, in Liberia, muoiono a casa per la carenza di letti e centri di cura a Monrovia, contagiando cosi’ i loro familiari, vicini e altre persone. Il governo liberiano spesso puo’ solo andare a recuperare i cadaveri dei malati a casa. Ogni giorno squadre di ‘raccoglitori di corpi’ recuperano dozzine di cadaveri da portare ai forni crematori. Nelle peggiori stime dei Cdc, Liberia e Sierra Leone possono arrivare ad affrontare 1,4 milioni di casi entro il 20 gennaio, pari a piu’ del 10% della loro popolazione. Nelle prossime settimane, i militari statunitensi cercheranno di costruire almeno 17 centri di trattamento, per un totale di 1700 letti, e formare 500 operatori sanitari a settimana. Ma per costruire le strutture ci vorranno delle settimane e non e’ chiaro chi le gestira’, visto che il sistema sanitario e’ gia’ indebolito e la paura di ebola tiene lontani molti operatori internazionali.
”Ho lavorato in molte crisi negli ultimi 20 anni – commenta Jean-Pierre Veyrenche dell’Organizzazione mondiale della sanita’ – ma e’ la prima volta che vedo una situazione in cui nessuno vuole venire. Ci sono i soldi, ma non si riesce a distribuirli. La gente ha paura di venire”. Un nuovo centro di cura, con 120 letti, gestito da operatori sanitari liberiani sotto l’egida dell’Oms, ”ha aperto domenica – continua – portando a 450 i letti disponibili in Liberia. Sean Casey, direttore dei Medical Corps in Liberia, dice che per la prima volta stanno reclutando operatori sanitari da Filippine, Giordania ed Etiopia.


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