Sistema sanitario al collasso, forze di sicurezza malate e mal equipaggiate, economia in panne: l’Ebola sta portando la Liberia, il paese piu’ toccato dall’epidemia che ha colpito l’Africa occidentale, a rischio esplosione sociale. La scorsa settimana il ministro dell’Informazione, Lewis Brown, ha denunciato il rischio di una nuova guerra civile nel paese, appena uscito da due conflitti (1989-2003) costati la vita a circa 250.000 persone. Senza arrivare a paventare nuovi conflitti, numerosi osservatori hanno pero’ gia’ lanciato l’allarme sui rischi elevati corsi dal paese a causa dell’epidemia. “Siamo molti preoccupati: se ci saranno migliaia o decine di migliaia di nuovi decessi, questo avra’ effetti molto destabilizzanti”, ha dichiarato Sean Casey, direttore delle operazioni contro l’Ebola per conto dell’ong International Medical Corps. “I rischi di esplosione sociale sono molto elevati. C’e’ paura, frustrazione, rabbia per l’impotenza del governo e per la destabilizzazione economica collegata”, ha aggiunto un altro operatore umanitario sotto anonimato. Monrovia, capitale con oltre un milione di abitanti, un’urbanizzazione selvaggia e forti disuguaglianze, e’ pronta a infiammarsi in ogni momento. Come avvenuto sabato scorso, quando la polizia e’ intervenuta per un cadavere in strada, vittima di un omicidio. All’arrivo di un camioncino con la scritta Ebola, chiamato per precauzione, dalla piccola folla che si era radunata attorno agli agenti sono partite urla e pietre. Almeno sei uomini sono stati arrestati al termine di una breve colluttazione che ne e’ seguita. La situazione e’ tesa anche in alcuni centri di cura per l’Ebola, dove i malati vengono stigmatizzati e dove ogni giorno si ritrovano i parenti in attesa di notizie. “Supplichiamo la comunita’ internazionale perche’ trovi una soluzione prima che qui esploda tutto!”, ha urlato Kevin Kamal, un giovane uomo, in mezzo a una folla furiosa. Le forze di sicurezza ridotte all’osso non intervengono: cominciano infatti a perdere personale e sono diverse le stazioni di polizia chiuse dopo la morte degli agenti per Ebola. Secondo una fonte diplomatica, una base militare situata alla periferia di Monrovia avrebbe registrato 30 soldati malati. Il sistema sanitario, gia’ allo stato embrionale prima della crisi (con una cinquantina di medici e un migliaio di infermieri per 4,3 milioni di abitanti), e’ stato il primo a pagare per l’epidemia, con la morte di 89 sanitari sui 184 colpiti dal virus, stando ai dati dell’Organizzazione mondiale della Sanita’ (Oms). “Molti ospedali sono chiusi oggi perche’ il personale e’ morto”, ha dichiarato Sean Casey. Lo stesso Bernice Dahn, il piu’ alto dirigente del sistema sanitario, e’ stato posto in quarantena per 21 giorni (periodo massimo di incubazione del virus) dopo la morte del suo vice per Ebola. Ma sono tutti i settori della societa’ a essere toccati dalla crisi: da mesi le scuole sono chiuse a tempo indeterminato e la disoccupazione e’ esplosa, mentre l’economia, formale e informale, si e’ bloccata. E nelle strade di Monrovia e’ tornata la fame: “Prima guadagnavo 1.500 dollari (liberiani, circa 13 euro) al giorno, ora e’ difficile arrivare a 500 (4 euro). Stanno tutti chiusi in casa”, ha raccontato Davy Kerkula, padre di tre figli, tentando di vendere cinture agli automobilisti a un bivio. “Non mi bastano per sfamarli. Ho bisogno di almeno 800 dollari al giorno (meno di 7 euro)”.
Ebola: la Liberia rischia l’esplosione sociale


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