“El Niño” scalda i motori portando le prime rare piogge che fanno fiorire l’aridissimo deserto di Atacama

MeteoWeb

10689696_298135580377058_7925251230827359708_nIl fenomeno di “El Niño”, in evoluzione sul Pacifico equatoriale, sta finalmente dando i suoi frutti sulle aree più direttamente interessate, fra le aride coste peruviane e quelle cilene settentrionali, che proprio nella giornata di martedì 9 Settembre 2014 hanno ricevuto le prime precipitazioni imputabili al riscaldamento delle acque del Pacifico sud-orientale. Le prime piogge, nella giornata di mercoledì, hanno lasciato appena 2.6 mm nella stazione di Arica, e appena 3 mm nelle stazioni limitrofe. Ma piogge un po’ più consistenti hanno bagnato, oltre confine, la città di Tacna, in Peru, e solo tracce più a sud, a Iquique, dove si sono verificati dei piccoli scrosci, di brevissima durata. Le precipitazioni, piuttosto inconsuete per le aree costiere del deserto di Atacama, sono state originate dalla risalita di masse d’aria piuttosto umide, nei bassi strati, che dal Pacifico meridionale si sono propagate in direzione del golfo di Arica e delle coste peruviane meridionali. Quest’aria umida si è inserita all’interno del flusso dell’Aliseo di SE del Pacifico sud-orientale, manifestandosi attraverso un compatto tappeto di nubi medio-basse, piuttosto compatte, che dalle coste cilene settentrionali si sono spinte sull’area del golfo di Arica e sulle coste del Peru meridionale. Da molti anni ormai in queste località non si vedevano precipitazioni di tale consistenza.

Il deserto di Atacama, uno dei posti più torridi del pianeta
Il deserto di Atacama, uno dei posti più torridi del pianeta

Difatti qui le piogge sono una vera rarità. Le coste del Cile settentrionale e del Peru, fino all’area a nord di Lima, risentono pesantemente del passaggio della fredda “corrente marina di Humboldt”, che dai mari sub-antartici risale l’intera costa occidentale dell’America meridionale, dal Cile meridionale fino all’Ecuador e alle isole Galapagos, causando un costante raffreddamento delle acque oceaniche che è all’origine della costante aridità che caratterizza il clima del Cile, della costa peruviana e dell’Ecuador meridionale, dove può non piovere per anni interi. Questa fredda corrente marina, che rende i mari antistanti la costa cilena e peruviana fra i più pescosi del mondo per l’enorme mole di sostanze nutritive riportate a galla (plancton), è seguita da venti meridionali (sovente paralleli alla linea di costa, con componente da Sud o S-SO), un pò più freschi e secchi, che inibiscono notevolmente l’attività convettiva rendendo l’atmosfera molto più stabile. L’azione della fredda “corrente marina di Humboldt” provoca un brusco raffreddamento delle acque superficiali del Pacifico orientale, nel tratto antistante le coste cilene, peruviane e ecuadoregne, dove i valori delle acque in genere si mantengono sui +16°C +17°C +18°C. Le fredde acque superficiali inibiscono cosi l’attività convettiva, favorendo al contempo la formazione di una permanente “inversione termica”, negli strati più bassi della troposfera, a contatto con la fredda superficie oceanica.

atacama_desert_train_wallpaper-t2In pratica le masse d’aria stagnanti negli strati più bassi, sopra le fredde acque oceanica, si raffreddano ulteriormente, divenendo più fredde della colonna d’aria sovrastante, con divari di oltre i +5°C +6°C fra le masse d’aria presenti a 10 metri e quelle presenti sopra i 600-800 metri. Questa particolare condizione di “inversione termica” rendono l’atmosfera molto stabile, impendendo l’insorgenza dei moti convettivi (moti ascensionali) con il conseguente sviluppo della nuvolosità cumuliforme necessaria per produrre le precipitazioni nell’area tropicale. Lo strato di inversione ostacola la formazione di qualsiasi tipo di addensamento cumuliforme, garantendo una certa stabilità e clima secco, con prevalenza di cieli sereni o poco nuvolosi. Per questo motivo lungo le coste peruviane e su quelle ecuadoregne non si registrano piogge da diverso tempo, mentre il clima si presenta secco, fresco e assolato. Solo negli anni di “Nino”, quando le acque oceaniche subiscono un maggiore riscaldamento indotto da un forte indebolimento dell’Aliseo di SE e una conseguente proliferazione della calda contro corrente equatoriale sul Pacifico sud-orientale, verso le coste ecuadoriane e peruviane, si possono verificare delle precipitazioni, anche a carattere di rovescio, in grado di far fiorire il deserto di Atacama con la caduta di pochi millimetri d’acqua.

Lo spettacolo offerto dalla fioritura del deserto di Atacama dopo le deboli piogge portate da “El Niño”
Lo spettacolo offerto dalla fioritura del deserto di Atacama dopo le deboli piogge portate da “El Niño”

La stessa costa peruviana e la città di Lima (la capitale) hanno un clima estremamente secco (in alcune località cadono meno di 40-50 mm l’anno) e fresco per merito della “corrente di Humboldt” e le uniche precipitazioni che si registrano, quando non c’è “El Niño”, sono derivate dalle sottilissime precipitazioni nebulizzate prodotte dalla “Garua”, una tipica nebbia d’avvezione che spesso si forma lungo le coste del Cile settentrionale e della costa peruviana, quando un flusso d’aria umida e calda, di origine oceanica tropicale, transita sopra le fredde acque dove scorre la “corrente di Humboldt”. L’umidità contenuta in seno alla massa d’aria, a contatto con fredde acque oceaniche, si raffredda sensibilmente raggiungendo così il punto di condensazione che poi origina i densi banchi nebbiosi nei bassi strati che vengono spinti in direzione delle aree costiere dai venti dominanti, che spirano sempre da Sud o S-SO, quasi in parallelo con l’orientamento della fascia costiera. In genere, con l’avvento di “El Niño”, tutto ciò viene profondamente scombussolato e la decisa propagazione della calda contro corrente equatoriale fino all’Ecuador e alla costa peruviana e del nord del Cile, oltre a far scaldare in modo davvero consistente questo tratto di oceano, contribuisce a rafforzare in modo anomalo l’attività convettiva, portando piogge molto più abbondanti del solito su tutta la costa occidentale del continente americano.

Peru_currentIn particolare lì dove si concentrano le maggiori anomalie termiche positive oceaniche, come sulla costa peruviana, ecuadoriana e lungo tutto il settore costiero dell’America centrale affacciato al Pacifico, da Panama fino a Messico e alla costa californiana. Basti pensare, per fare un esempio, che nel “Nino” del lontano 1983 le Galapagos avevano visto un caldo umido soffocante e diluvi giornalieri quasi quotidiani per circa 7-8 mesi, mentre nella “Nina” seguente del 1985 non cadde nemmeno una goccia di pioggia in un anno intero. Davvero sbalorditivo se pensiamo che le Galapagos sono un arcipelago posizionato a ridosso della linea dell’equatore geografico. Inoltre l’aumento delle temperature delle acque superficiali blocca le correnti oceaniche ricche di nutrimento con il risultato di mettere in crisi l’intero settore della pesca delle Acciughe, che rappresenta una delle principali fonti economiche per le popolazioni costiere del Peru e del Cile. Le uniche precipitazioni riscontrabili, fra la fascia costiera del Cile settentrionale e quella peruviana, sono prodotte dai grandi nebbioni legati alla “Garua”.