Paese che vai, rituali funebri che trovi: ecco la nuova usanza dei “morti in piedi” [FOTO]

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MORTOCon la modernità sono cambiati anche i modi di vivere il culto dei morti e di elaborare il lutto. Ecco che esternare i propri sentimenti al cimitero con il pianto, dimostrare la propria sofferenza o farsi il segno della croce all’ingresso del camposanto, diventano atteggiamenti più rari o meno partecipati in alcuni territori e, mentre la commemorazione del defunto è sentita negli strati più maturi ed anziani della popolazione, il numero dei giovani emotivamente coinvolti è sempre più esiguo. Tanti i rituali funebri insoliti: alcune tribù di indiani d’America, ad esempio, usavano lasciare i cadaveri a decomporsi su piattaforme elevate, per non contaminare né la terra con le tombe , né l’acqua con la cremazione. A Manila, nelle Filippine, i senzatetto vivono dentro il cimitero, che si è trasformato in un enorme “condominio” in cui vivi e morti convivono, con tanto di televisione, spartendosi la tomba come letto. Ci sono moltissime curiosità riguardo i riti funebri nel mondo, come ad esempio quello indonesiano che prevede che il luogo di sepoltura dei bambini morti prima di sviluppare i denti sia scavato dentro i tronchi degli alberi. Si tratta, evidentemente, di creature che appartengono ancora totalmente alla natura.

MORTO IN PIEDIVeniamo alla bara: in alcune località, fino a poco tempo fa, veniva portata a spalla dai parenti stretti, ora tale usanza sopravvive debolmente e solo in alcuni funerali emblematici. Tale tipo di trasporto funebre sottolinea due fattori: da un lato, la prossimità tra i vivi e il defunto, dall’altro, il ritmo cadenzato e lento dell’accompagnamento. Si rende onore al morto, sostenendone il peso, ma ciò costituisce una funzione suppletiva: quella di prestare le gambe a chi non può più camminare. Contestualmente, la lentezza dell’accompagnamento assume valore simbolico, esprimendo la connessione tra vita e morte…morte che attende ognuno piano piano, con passo lento. Le tradizioni funerarie variano a seconda dell’epoca e della sensibilità della società che le adotta. Da qualche anno, ad esempio, nel bacino del Golfo del Messico sta prendendo piede l’usanza dei “morti in piedi” (muertos paraos). Il primo caso di muerto parao avvenne nel 2008 nell’isola di Porto Rico, quando le spoglie di David Morales Colon, un uomo vittima di una sparatoria, vennero allestite pittorescamente , per volere dei parenti, nella camera ardente: il cadavere venne fissato sulla sua motocicletta preferita, come se stesse ancora sfrecciando a tutto gas sulla strada .

RIVERA IMBALSAMATOSempre nel 2008, i responsabili delle pompe funebri bissarono questa bizzarra pratica funeraria col corpo di Luis Angel Pantoja Medina, esposto in piedi nel salotto di famiglia per tutti e tre i giorni della veglia funebre. Fu poi la volta del pugile 24enne Christopher Rivera, imbalsamato e portato sul ring, allestito appositamente per il funerale, dove familiari, amici e fan gli hanno potuto dare l’ultimo saluto. Messo sul quadrilatero, il giovane venne vestito come se fosse pronto al combattimento, con guantoni, scarpe, pantaloncini e occhiali neri. Ma la pratica funeraria dei morti in piedi sbarca anche a New Orleans, dove “Uncle” Lionel Batiste, storico musicista e cantante jazz e blues, decide di farsi imbalsamare in piedi, per l’estremo saluto. E’ poi il turno della mondana Mary Cathryn “Mickey” Easterling, gran dama di New Orleans, seduta, senza vita, tra fiori, piume di struzzo, sigarette e tutto il suo usuale armamentario di seduzione, all’interno del Saenger Theatre, del proprietario di una ditta di veicoli di pronto soccorso, colpito da un proiettile partito accidentalmente da un suo collega ed e immortalato nell’atto di guidare un’autoambulanza,dell’82enne biker Bill Standley, seppellito in Ohio in una bara di plexiglas, appositamente studiata, a cavallo della sua amata moto.