Prima tempesta autunnale nei mari italiani, raffiche fino a 100 km/h a Ponza e onde di 3 metri nel basso Tirreno

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wind10m_H_web_4Dopo oltre tre mesi di calma estiva, lo scorso lunedì 1 Settembre 2014, i mari che circondano l’Italia sono stati investiti dalla prima vera burrasca autunnale, caratterizzata dall’ingresso di intensi venti, dal quarto e primo quadrante, che hanno sferzato soprattutto il medio-basso Tirreno e l’Adriatico centro-settentrionale, con raffiche fino a 60-70 km/h. Come previsto, la rapida evoluzione in ciclogenesi della saccatura scandinava, che nella notte fra domenica 31 Agosto e lunedì 1 Settembre 2014 è affondata sull’Italia, ha favorito l’isolamento di un solido “CUT-OFF”, attorno la Campania, che ha causato un significativo rinforzo della ventilazione settentrionale sui mari che circondano l’Italia, per l’improvviso inspessimento del “gradiente barico orizzontale” fra Mediterraneo centrale e l’Europa centro-occidentale. La compressione delle isobare, acuita da una significativa spinta zonale dell’alta pressione delle Azzorre in direzione della Polonia e del Baltico, ha determinato un rinforzo dei venti da NO sul mar e Canale di Sicilia e sul basso Tirreno, con la conseguente attivazione di un sostenuto flusso nord-occidentale, in uscita dalla valle del Rodano e dal golfo del Leone, che ha investito il mar di Corsica, mar di Sardegna e il Canale di Sardegna già dalla mattinata di lunedì 1.

analyzaNel corso del pomeriggio di lunedì 1 Settembre, con l’ulteriore espansione del promontorio anticiclonico oceanico verso la Finlandia, le Repubbliche Baltiche e l’ovest della Russia europea, il già fitto “gradiente barico orizzontale” presente fra Europa centro-settentrionale e bacino centrale del Mediterraneo ha subito una pesante compressione, con l’inevitabile accelerazione della ventilazione nei bassi strati. Difatti l’isolamento del “CUT-OFF” sul lato meridionale del cuneo dell’anticiclone delle Azzorre, esteso fino al Baltico e all’ovest della Russia europea, ha creato le condizioni sinottiche adatte per l’attivazione di forti venti dai quadranti settentrionali che scivolando verso il bacino centrale del Mediterraneo hanno spirato su gran parte dell’Italia, ed in modo particolare sull’Adriatico centro-settentrionale e sul Tirreno centro-meridionale, assumendo localmente l’intensità di burrasca, fino a forza7-8 della scala Beaufort. La spinta anticiclonica verso levante ha difatti spalancato le porte dei freddi venti di maestrale, tramontana e bora che nel primo pomeriggio di lunedì 1 Settembre hanno investito buona parte del nostro territorio nazionale, arrivando a lambire la soglia d’attenzione, con locali e temporanei rinforzi fino a forza 7 Beaufort (raffiche oltre forza 8 Beaufort) fra Adriatico centro-settentrionale e Tirreno centro-meridionale.

Le onde previste dal modello LAMMA
Le onde previste dal modello LAMMA

Non è un caso se i venti settentrionali hanno cominciato a rinforzarsi sensibilmente a partire dal tardo pomeriggio e dalla serata di lunedì 1 Settembre, non appena il giovane “CUT-OFF”, appena isolatosi sulle regioni centrali italiane, ha iniziato a spostarsi molto lentamente verso il golfo di Taranto, mentre al contempo l’anticiclone delle Azzorre spingeva le proprie propaggini più orientali fin verso il Baltico meridionale e la Russia. Il “CUT-OFF” italico, difatti, con tale assetto è stato capace di aspirare masse d’aria piuttosto miti, temperate continentalizzate, che dal sud dell’Ucraina e dalla Romania si sono spinte verso i rilievi dell’altopiano del Carso e le Alpi orientali. Dopo aver aggirato le Alpi Dinariche la ventilazione orientale, attiva sul bordo meridionale del promontorio anticiclonico oceanico disteso verso la Russia, si è incanalata lungo i bassi valichi dei monti delle Alpi Dinariche, per traboccare con forti deflussi (raffiche di caduta molto turbolenti) verso le coste adriatiche, il breve tratto costiero sloveno e le coste dalmate. Si sono cosi attivati venti di bora sul golfo di Trieste e di tramontana e grecale sul medio Adriatico che, a causa del fitto “gradiente barico orizzontale” disteso fra l’alto Adriatico e le Alpi Dinariche, si sono propagati alle coste di Marche, Abruzzo e Molise, dove sono sopraggiunte raffiche da Nord N-NE, fino a 60 km/h, ma con picchi localmente superiori nei punti meglio esposti di Marche e Molise.

01Questi sostenuti, a tratti intensi, venti da N-NE e Nord, già dalla nottata fra lunedì 1 e martedì 2 Settembre, scavalcando molto rapidamente l’Appennino si sono poi versati sulle coste del Lazio e della Campania, sotto forma di tese raffiche di grecale e tramontana. Queste correnti da Nord e N-NE, piuttosto intense sulle coste laziali, si sono spinte molto rapidamente al medio-basso Tirreno, tramutandosi in sostenuti, a tratti anche intensi, venti da NO che nella serata di lunedì 1 hanno spirato con forza in direzione della Sicilia e del mar Ionio, con raffiche che potranno lambire la soglia dei 60-70 km/h nei tratti costieri maggiormente esposti. Localmente, in mare aperto, si sono verificati locali rinforzi, con picchi estremi che hanno lambito i 100 km/h da NO sull’isola di Ponza e 87 km/h a Termoli. Questi sostenuti venti dai quadranti settentrionali hanno generato anche un significativo incremento del moto ondoso su tutti i bacini, che si sono resi da subito molto mossi, fino ad agitati.

marettimoAddirittura, nel corso della notte fra lunedì e martedì, alcuni mari, come l’Adriatico centrale e il basso Tirreno, hanno aumentato in modo piuttosto rapido il moto ondoso, presentandosi agitati a largo, con lo sviluppo di onde di “mare vivo” alte fino a 2.5 – 3.0 metri sul basso Tirreno, e di oltre i 2.0 metri sull’Adriatico centrale. Le onde che si sono formate sul basso Tirreno, nel corso della mattinata di martedì 2 Settembre, sono andate a rompersi lungo le coste della Sicilia settentrionale e della bassa Calabria tirrenica, producendo su queste deboli mareggiate e forti risacche che hanno cagionato danni a vari stabilimenti balneari. In particolare sui litorali delle Egadi, del palermitano, messinese e reggino tirrenico, particolarmente vulnerabili al fenomeno dell’erosione costiera, dove sono sopraggiunte onde alte più di 2.5-3.0 metri. Ma deboli mareggiate, per onde piuttosto formate dal primo quadrante, in sfondamento da NE e N-NE, hanno investito le coste di Romagna, Marche, Abruzzo e Molise, causando non pochi danni.

spiaggiaSoprattutto sulle spiagge del ravvenate, cesenatico, pesarese e anconetano. Queste essendo particolarmente aperte ai sostenuti venti da N-NE, in uscita dall’Istria e dalle coste dalmate settentrionali, sono state investite da onde ben formate, dal primo quadrante, che hanno cancellato interi pezzi di arenile, accelerando il fenomeno dell’erosione. I forti venti settentrionali, e il moto ondoso ad essi associato, hanno cominciato ad attenuarsi sensibilmente dal pomeriggio di ieri, martedì 2 Settembre, spirando sotto la soglia d’attenzione, salvo locali rinforzi sullo Ionio a largo.