Un profondo ciclone extratropicale flagella l’Ucraina e le coste russe sud-occidentali con piogge abbondanti e venti di tempesta, raffiche fino a 120 km/h e devastanti mareggiate sul mar d’Azov

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Rtavn481L’affondo di una saccatura di origine artica, colma di aria piuttosto fredda in quota, verso i paesi dell’Europa orientale, ha provocato, come ampiamente previsto da giorni, una forte ondata di maltempo che ha duramente flagellato gran parte dell’Ucraina, la penisola di Crimea e parte della Russia sud-occidentale. Lo scivolamento dell’asse di saccatura verso latitudini più meridionali ha creato l’ambiente ideale per la rapida evoluzione di una profonda ciclogenesi sull’Ucraina centro-orientale, con un minimo barico al suolo sceso sotto i 983 hpa, che ha dispensato piogge molto abbondanti, intensi temporali, ma soprattutto vere e proprie bufere di vento, da NO e O-NO, che nella giornata odierna hanno spazzato gran parte dell’Ucraina, la Crimea e gli Oblast’ più sud-occidentali della Russia, con raffiche impetuose, capaci di oltrepassare picchi di ben 120 km/h sulle coste affacciate sul mar d’Azov, e 100 km/h in Crimea e Ucraina orientale. Nel corso del pomeriggio di ieri, durante l’evoluzione verso latitudini più meridionali, l’ampia saccatura, pressata da ovest dall’espansione dell’anticiclone oceanico, che al contempo distendeva le proprie propaggini più orientali in direzione della Polonia, Slovacchia e Ungheria, è entrata in fase di “Stretching”.

La fase di sviluppo della ciclogenesi ucraina con l'intenso sistema frontale responsabile delle abbondanti piogge cadute nel paese
La fase di sviluppo della ciclogenesi ucraina con l’intenso sistema frontale responsabile delle abbondanti piogge cadute nel paese nella giornata di ieri

Durante la fase di “Stretching” della parte meridionale dell’asse di saccatura l’intenso “forcing” dinamico prodotto dalla medesima ha creato l’ambiente ideale per il rapido sviluppo di un importante processo ciclogenetico. Il processo di ciclogenesi è stato acuito anche dai sempre più marcati contrasti termici ivi presenti fra il ramo ascendente della saccatura, con aria calda che dal Caucaso risaliva fino alla Russia centrale (temperature fino a +25°C +26°C sulle coste orientali del mar Nero), e quello discendente ad ovest, caratterizzato dal rapido afflusso di masse d’aria molto più fredde in scivolamento dalla Scandinavia e dal Baltico. La saccatura scorrendo sopra una preesistenza zona “baroclina” nei bassi strati, ormai ben collaudata sull’Ucraina centrale, ha da subito implicato lo sviluppo di una ciclogenesi che si è strutturata alle varie quote. Questo tipo di sviluppo può essere inteso anche secondo l’”IPV-thinking“. L’effetto di innesco (“triggering”) della circolazione depressionaria avviene sempre ad opera di una ondulazione della tropopausa, dettata dall’affondo della saccatura artica, colma di aria molto fredda d’origine polare. Conseguentemente a questa prima azione di “forcing” l’avvezione calda ad est del minimo barico ha causato una anomalia di temperatura potenziale positiva, mentre ad ovest del minimo l’avvezione fredda determinava una anomalia di temperatura potenziale negativa. Lungo la linea di demarcazione, tra le due avvezioni nei bassi strati, si è assistito, nel corso della serata di ieri, ad una intensificazione della circolazione depressionaria che ha da subito interagito in quota con l’anomalia positiva di vorticità potenziale.

10629670_10204168320321828_2207437287214316033_nQuest’ultima, a sua volta, raggiungendo più facilmente la circolazione “baroclina” nei bassi strati, l’ha forzata per una seconda volta. L’effetto sinergico della circolazione a due livelli ha determinato una mutua amplificazione che si è estesa a tutta la colonna d’aria, evolvendosi in una ciclogenesi strutturata nei medi e bassi strati. Questo complesso processo dinamico appena descritto, nel giro di poche ore ha agevolato lo sviluppo di questo profondo ciclone extratropicale, con annessa goccia fredda in quota, caratterizzata da isoterme stimate sui -27°C a 500 hpa. La formazione, piuttosto rapida, di questa profonda ciclogenesi, colma di aria molto fredda nella media troposfera, ha originato una brusca fase di maltempo, con piogge, rovesci sparsi e persino temporali che hanno martellato gran parte del territorio ucraino e la Crimea. La formazione di un intenso sistema frontale nei bassi strati, associato alla ciclogenesi, ha reso i fenomeni diffusi, anche a sfogo di rovescio o di temporale sulle coste dell’Ucraina meridionale e in Crimea, dove i contrasti termici fra l’aria fredda in arrivo dalla Scandinavia e quella molto più mite e umida preesistente nei bassi strati (aspirata dalle calde acque del mar Nero) hanno innescato lo sviluppo di varie “Cellule temporalesche” e sistemi temporaleschi a mesoscala che dal mar Nero sono risaliti in direzione della Crimea e del mar d’Azov, dando la stura a forti rovesci di pioggia e piogge, particolarmente diffuse sul bordo più meridionale del sistema frontale.

eusatir00Il passaggio del giovane sistema frontale, legato alla ciclogenesi, ha arrecato precipitazioni molto abbondanti, non solo in Crimea, ma anche sull’Ucraina centrale e meridionale, dove la persistenza della linea discontinua, che separava le differenti masse d’aria ai lati opposti della saccatura, ha prodotto piogge di carattere torrenziale, come i 143 mm caduti nella cittadina di Zaporizhzhia, o gli oltre 79 mm di Uman (appena 38 mm nella capitale Kiev). Queste precipitazioni molto abbondanti, sommandosi a quelle cadute nei giorni precedenti nell’area dei Carpazi, hanno determinato il rapido aumento dei livelli dei fiumi che attraversano l’Ucraina, fra cui quello del Dinipro, cresciuto a vista d’occhio. Durante la nottata di ieri (00:00 AM UTC) lo scivolamento dell’aria fredda, di origine polare, che dal ramo occidentale della saccatura si inseriva all’interno della giovane depressione, in fase di isolamento sull’Ucraina orientale, ha ulteriormente alimentato l’approfondimento, nei medi e bassi strati, della giovane circolazione depressionaria “baroclina”, piuttosto profonda, che dall’area di Nizyn si è gradualmente spostata verso gli Oblast di Dnipropetrovsk e Donetsk, approfondendosi fino ad un minimo barico al suolo che nella prima mattinata odierna (08:00 AM UTC) è sceso al di sotto dei 980 hpa.

I forti venti attivati dal profondo ciclone extratropicale sull'est dell'Ucraina
I forti venti attivati dal profondo ciclone extratropicale sull’est dell’Ucraina

Lo sviluppo di un ciclone così profondo, sotto i 980 hpa, ha attivato venti molto forti, oltre la soglia d’attenzione, che dalla notte scorsa hanno cominciato a spazzare con veemenza l’Ucraina, il settore nord del mar Nero e l’intero mar d’Azov. Questi forti venti, prevalentemente da NO e O-NO, e da O-SO e Ovest sul mar Nero e mar d’Azov, sono stati prodotti dall’inspessimento dell’intenso “gradiente barico orizzontale”, posizionato con i suoi massimi sull’ Ucraina centro-orientale e il mar d’Azov. Difatti, il già intenso “gradiente barico orizzontale” presente lungo il bordo occidentale e meridionale della giovane circolazione depressionaria, centrata nell’Ucraina orientale, è stato compresso ulteriormente dalla contemporanea espansione verso levante di un promontorio anticiclonico oceanico, che dal vicino Atlantico ha iniziato a premere verso la Polonia, la Slovacchia e l’Ungheria, spingendo l’isobara di 1020 hpa sulla Repubblica Ceca e la Slovacchia. La notevole pressione esercitata da questa robusta figura anticiclonica, in fase di ulteriore espansione verso l’Europa centro-orientale, ha causato questo notevole infittimento di isobare, soprattutto fra la Bielorussia e l’Ucraina, con la conseguente accelerazione dei già intensi venti da NO e O-NO, che dal mar Baltico soffiavano con forza in direzione delle pianure e i bassopiani della Bielorussia e dell’Ucraina, dopo aver attraversato la Lettonia e la Lituania.

anabwknaL’isolamento di un minimo barico al suolo così profondo, sotto i 980 hpa, ha innescato venti burrascosi molto intensi, da NO e O-NO, con raffiche fino a 70-80 km/h, ma che localmente hanno sfondato la soglia dei 90-100 km/h fra la penisola di Crimea, gli Oblast’ dell’Ucraina sud-orientale e le coste affacciate sul mar d’Azov, dove si sono scatenate vere e proprie tempeste di vento che hanno scoperchiato tetti e sradicato decine di alberi. Localmente, nel sud-est del paese, sulla Crimea e nel mar d’Azov, i venti da Ovest e O-NO, che hanno fatto seguito al transito del fronte freddo del profondissimo ciclone extratropicale, sono divenuti a tratti anche particolarmente violenti, a causa dell’inserimento del temibile “vento Isallobarico” che si è sommato al già forte vento di “gradiente”, rendendo i venti da Ovest, O-NO e NO veramente impetuosi. L’inserimento del “vento Isallobarico” è stato indotto dalla discesa, lungo il bordo occidentale della profonda depressione, di masse d’aria fredde (e quindi più pesanti) che hanno determinato un repentino aumento della pressione atmosferica nell’area ad ovest del sistema depressionario. Questo aumento della pressione atmosferica, fra la Romania, la Moldavia e l’Ucraina occidentale, ha costretto le masse d’aria a spostarsi il più rapidamente possibile dalle zone in cui la pressione aumentava repentinamente verso quelle zone dove la pressione scendeva altrettanto repentinamente (Ucraina orientale e Russia sud-occidentale, dove i barometri sono scesi sotto i 977 hpa a Mariupol).

Lo spettacolare ciclone extratropicale osservato dalle immagini satellitari di questa mattina
Lo spettacolare ciclone extratropicale osservato dalle immagini satellitari di questa mattina

Tale squilibrio del campo barico ha generato delle forti correnti che sommandosi ai venti di “gradiente”, muovendosi in parallelo con quest’ultimi, hanno attivato dei venti veramente violenti e turbolenti capaci di apportare notevoli danni. Ciò è all’origine dei venti di tempesta, da SO e O-SO, in rapida rotazione da Ovest e O-NO, che in mattinata hanno flagellato la penisola di Crimea, le coste dell’Ucraina sud-orientale e il mar d’Azov, con raffiche di picco, fino a 110-120 km/h. La raffica più forte è stata registrata lungo la costa russa, a Taganrog, dove in mattinata è stato registrato un picco di ben 126 km/h, mentre nella vicina Anapa sono stati misurati ben 122 km/h, da Ovest. Fra le raffiche più forti registrate dalle singole stazioni ucraine segnaliamo il picco, di ben 101 km/h da NO, raggiunto all’aeroporto della città di Dnipropetrovs’k, dove le raffiche di vento, molto impetuose, hanno causato molti disagi, sradicando alberi e abbattendo linee elettriche e insegne pubblicitarie. Raffiche molto forti, prossime ai 100 km/h, sono state archiviate a Mariupol ed in altre località costiere affacciate sul mar d’Azov.

ausI forti venti occidentali che hanno spirato sul settore settentrionale del mar Nero, e i tratti costieri da Odessa fino a Soci, hanno sollevato un imponente moto ondoso, creando onde alte sui 3-4 metri che si sono spinte in direzione delle coste russe meridionali, con l’attivazione di intense mareggiate che hanno colpito soprattutto il tratto costiero di Soci. Ma i forti venti da Ovest, che hanno raggiunto l’intensità di tempesta, hanno originato inusuali mareggiate, con conseguenti allagamenti delle zone più depresse, sulla costa di Taganrog, nel mar d’Azov. Qui la furia delle ondate, alzate dai venti molto forti dai quadranti occidentali, ha allagato interi tratti di costa, creando estesi allagamenti. Un autentico “Storm Surge” (la tipica onda di tempesta creata dal passaggio di un uragano) ha investito l’area del golfo di Taganrog, creando ingenti danni.

ciclone ucrainoPer fortuna il grosso di questa intensa ondata di maltempo è già alle spalle, mentre già da domani, con lo spostamento della profonda depressione, in fase di lento colmamento, verso il sud della Russia europea, i forti venti di burrasca, da Ovest e O-NO, si sposteranno sul vicino confine russo, interessando da vicino lo Stretto di Kerch e l’Oblast’ di Rostov e Volgograd. Il ciclone extratropicale ucraino solo da venerdì andrà velocemente ad indebolirsi, muovendosi in direzione della depressione Caspica e del Kazakistan occidentale, con un “gradiente barico” sempre meno intenso e con venti ciclonici che non supereranno i 50-60 km/h.