Costruire una mappa del cervello e’ ancora piu’ complesso di quanto si credesse, il suo funzionamento non dipende infatti solo dalle connessione tra i neuroni ma anche dalla ‘forza’ del segnale elettrico trasmesso. A scoprirlo la ricerca dell’universita’ californiana di Stanford pubblicato su Journal of Neuroscience, apre nuovi interrogativi sulla comprensione del cervello. I ricercatori hanno utilizzato la tecnica chiamata ‘optogenetica’, sviluppata per la prima volta nel 2002 e capace di mostrare i circuiti neurali in azione. Studiando le connessioni esistenti tra due aree del cervello (come ippocampo e setto) fondamentali per creare una mappa dello spazio che ci circonda, i ricercatori hanno scoperto un ‘particolare’ sfuggito finora. Obiettivo della ricerca era realizzare una ‘mappa’ dei collegamenti neurali coinvolti nella memoria spaziale, quello che facciamo ad esempio quando ci costruiamo mentalmente una mappa delle strade che ci circondano quando siamo in una nuova citta’. Il fenomeno coinvolge due settori del cervello e le loro comunicazioni si distinguono in una prima fase, durante la quale esploriamo il nuovo territorio, e la seconda quando ci fissiamo dei riferimenti. Utilizzando queste nuove tecniche di optogenetica i ricercatori hanno ora scoperto per la prima volta l’esistenza di segnali elettrici deboli e piu’ ‘forti’, una differenza finora mai riconosciuta. I ricercatori non sono al momento in grado di spiegare la funzione di ‘scariche’ forti o deboli ma si dicono certi che questa scoperta potrebbe avere importanti conseguenze sulla comprensione del funzionamento dell’intero cervello.
Ricerca: la mappa del cervello diventa sempre più complessa


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