Sclerosi: avere un cervello più grande è una potente arma di difesa

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Brain and Sparks‘Cervelloni’ più smart? Lombroso già più di un secolo fa guardava le dimensioni del cranio. Ora la scienza dimostra che avere un cervello più grande, in termini di volume rispetto alla scatola cranica, è una potente arma di difesa, in grado di rallentare la progressione della disabilità cognitiva e anche di quella fisica, in caso di malattie come la sclerosi multipla. “E’ come dire che chi ha un conto in banca più sostanzioso, impiega più tempo ad andare in rosso, a parità di spese”, spiega Giancarlo Comi, direttore della Neurologia del San Raffaele di Milan. Comi è coautore di uno studio presentato insieme al gruppo americano di J.F. Sumowsky della Kessler Foundation di West Orange all’Actrims/Ectrims di Boston. “Si tratta di un’evoluzione di una serie di studi che stiamo conducendo da tempo con gli americani sulla riserva cognitiva nella sclerosi multipla. L’idea è che chi nel tempo, grazie ad anni di studio, impegni culturali, ma anche passatempi come le parole crociate e l’attività sportiva, costruisce un ‘gruzzoletto’ di materia cerebrale più trofica, nel caso di una malattia degenerativa si trova con un sistema nervoso dalle maggiori capacità di adattamento. In grado, dunque, di limitare meglio i danni”, spiega. “Nell’Alzheimer – ricorda Comi – si è già visto che il livello culturale e la carriera scolastica condizionano la velocità della malattia. Nella sclerosi multipla abbiamo osservato che le persone più colte sono più performanti nelle attività cognitive”. La novità, cuore dell’indagine presentata a Boston, è che l’effetto si vede anche dal punto di vista fisico, in particolare per le donne. Ed è collegato al volume cerebrale. “Insomma, a fare la differenza non è solo la cultura, ma proprio quanto il cervello si è espanso negli anni: il suo volume in rapporto alla scatola cranica è risultato determinante. Studiando, ma anche allenandosi nello sport, il cervello diventa più ‘trofico’ e dunque più grande. Così – prosegue l’esperto – non stupisce che a parità di danno e di durata di una malattia come la sclerosi, queste persone ‘resistano’ meglio. Si è visto che il valore del volume cerebrale è una spia in grado di predire la resistenza all’evoluzione della patologia”. Nel lavoro presentato a Boston i ricercatori hanno esaminato in due fasi un campione di 240 pazienti, uomini e donne. Scoprendo che, in effetti, la dimensione del cervello protegge contro la progressione della disabilità non solo cognitiva, ma anche fisica, in questo caso con un effetto particolare nelle donne. “Un elemento importante per indirizzare l’approccio terapeutico”, dice Comi. Ma come garantirsi un ‘cervellone’? “E’ importante darsi da fare, vivendo in modo intelligente fin da giovanissimi, ma anche da anziani. Il motto – suggerisce l’esperto – è mens sana in corpore sano. Dunque studio, curiosità, lettura, cruciverba, ma anche tanto sport. E’ dimostrato che fare attività fisica produce Bdnf, un fattore trofico che libera sostanze protettive per i neuroni”. Buone notizie, infine, anche per chi deve lottare contro una malattia. “La riabilitazione cognitiva funziona. Studi condotti a Milano e Brescia mostrano cambiamenti nel cervello ottenuti grazie alla riabilitazione ad hoc, ed evidenziati dalla risonanza magnetica già dopo 15 giorni di trattamento. A modificarsi – conclude – è la connettività cerebrale: il cervello trova strade diverse per bypassare le lesioni”.