Ogni anno 1 milione di casi nel mondo e 47 mila in Italia: 4 diagnosi all’ora. Se i tumori al seno, “un tempo rari nel nostro Paese”, oggi hanno un’incidenza che cresce al ritmo dell’1,3% ogni anno, è perché “è calato il numero di gravidanze. Le donne prima facevano 10-15-20 figli e li allattavano tutti, mentre oggi ne fanno sempre meno e non sempre li allattano. E così, se prima il seno non si ammalava perché restava sempre in attività, oggi è un organo fragile proprio perché ‘in disarmo'”. E’ l’altra faccia dell’emergenza ‘culle vuote’, descritta dall’oncologo Umberto Veronesi oggi a Milano, durante un incontro organizzato dalla Fondazione che porta il suo nome. Lo scienziato lancia un appello alle donne affinché riscoprano la ‘missione’ maternità e i suoi benefici, ma anche alle istituzioni perché creino condizioni sociali più adatte alle nuove ‘mamme acrobate’: “Bisogna che ci rendiamo conto che le donne hanno bisogno di procreare – ammonisce il fondatore dell’Istituto europeo di oncologia – E’ un bisogno naturale e psicologico, una forma di realizzazione”, nonché un viatico di salute. “Oggi però le donne lavorano anzi hanno un doppio lavoro, uno fuori casa e l’altro dentro, e quindi vivono molte difficoltà. E’ necessario trovare il più possibile il modo di favorire la maternità, anche se è una battaglia difficile perché il cosiddetto progresso è un carro armato che schiaccia tutto”. Ma un progresso nemico della natalità è un progresso senza futuro, è il messaggio dello scienziato.
Tumori: boom di cancro al seno dovuto all’effetto “culle vuote”


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