Tumori: con nuovi farmaci anti-cancro al seno, guadagnati 5 anni di vita

Fino a cinque anni di vita guadagnati grazie a una nuova combinazione di farmaci per le pazienti con tumore del seno aggressivo e già in fase avanzata. E’ il risultato dello studio ‘Cleopatra’, presentato al congresso europeo di oncologia medica (Esmo), che riunisce a Madrid quasi 20 mila specialisti non solo da tutta Europa. Lo studio, sottolinea Michelino De Laurentiis, direttore dell’unità di Oncologia medica senologica dell’Istituto tumori Pascale di Napoli, “rappresenta una pietra miliare contro il cancro della mammella”, in particolare contro un tipo particolare finora considerato piuttosto aggressivo, cosiddetto Her2-positivo. In Italia sono circa 55 mila nuovi casi di tumore del seno, circa il 15-20% è Her2-positivo, cioè esprime in maniera eccessiva il recettore Her2, diventato bersaglio di farmaci mirati. La ricerca, a cui hanno partecipato anche centri italiani come il Pascale, ha valutato l’efficacia e la sicurezza della combinazione di due anticorpi monoclonali (trastuzumab, ormai da anni utilizzato contro questo tipo di tumore, e pertuzumab) e un chemioterapiaco (docetaxel) in 808 pazienti con carcinoma mammario metastatico Her2-positivo. Con l’aggiunta del secondo anticorpo monoclonale la sopravvivenza è passata da da 40,8 mesi a 56,5, attestandosi a una media di quasi 5 anni guadagnati. “Per la prima volta si dimostra – spiega l’oncologo – che questa combinazione di farmaci migliora ulteriormente la sopravvivenza, un risultato difficile da raggiungere perché di solito migliorano i sintomi o la qualità di vita delle pazienti. Siamo parlando poi di un risultato mediano, quindi metà di loro avrà risultati anche migliori”. Appena 15-10 anni fa, la sopravvivenza era la metà di quella oggi raggiungibile, ricorda l’esperto: “stiamo facendo progressi continui, grazie a una migliore conoscenza della malattia e all’arrivo di nuove molecole che si aggiungono alle armi di cui già disponiamo contro il cancro”. Tanto che il tumore del seno, fra i 4 cosiddetti ‘big killer’ (polmone, colon-retto, prostata e appunto mammella) “è ormai uno dei più guaribili”. Quanto all”effetto Jolie’, la corsa ai test genetici per scoprire se si è a maggior rischio di tumori femminili dopo la testimonianza dell’attrice, l’esperto sconsiglia il ‘fai da te’, ma sottolinea che “una consulenza genetica andrebbe fatta alle donne con casi di cancro in famiglia, a carico del Ssn. Così non è in tutte le regioni”.