La vertigine è un sintomo, non una malattia. Si tratta di una sensazione di instabilità, un disorientamento in relazione alle cose che ci circondano, che può essere definita come “una falsa immaginazione nella quale tutti gli oggetti e il capo stesso sembrano ruotare e girare intorno, così che il sofferente spesso cade a terra”. Esistono diverse tipologie di vertigini: le vertigini di origine otologica, le più frequenti, legate ad alterazioni a carico della circolazione o della pressione dei liquidi presenti nell’orecchio interno, alla pressione esercitata da una massa neoplastica sui nervi che gestiscono l’equilibrio, a problemi di circolazione sanguigna oppure ad una stimolazione eccessiva dell’endolinfa (es. quando giriamo su noi stessi per poi interromperci bruscamente). Le vertigini centrali, causate dal fatto che il cervello non è in grado di coordinare e interpretare correttamente gli impulsi nervosi che gli arrivano, sono dovute a patologie a carico del tronco cerebrale, del cervelletto oppure del cervello; le vertigini cervicali sono molto rare, provocate da impulsi anormali che i muscoli del collo inviano al cervello. In alcuni casi, all’origine degli spasmi, possono esserci processi artrosici, traumi come il colpo di frusta, pressione eccessiva a carico dei nervi del collo. Molto raramente si verificano vertigini da disturbi a carico muscolare e articolare, dovute a patologie che provocano alterazioni della sensibilità (es. distrofia muscolare), mentre le vertigini visive sono provocate da disturbi che interessano i muscoli oculari oppure difetti rifrattivi.
Il paziente descrive una violenta vertigine, con sensazione di rotazione, di caduta, vede gli oggetti circostanti in movimento, a volte tanto da apparire sfuocati, ha nausea, a volte vomito, tende a stare disteso e con gli occhi chiusi, è decisamente sofferente. La sintomatologia può essere presente da ore o giorni, vi può essere agitazione, di solito è assente una cefalea di rilievo e non ci sono difficoltà a muovere gli arti e a colloquiare in modo coerente; mentre può essere presente un disturbo uditivo (acufene, perdita uditiva, ostruzione auricolare). Generalmente, durante l’esame fisico del paziente si ricercano: il nistagmo spontaneo, segno evocato a paziente seduto, sguardo in avanti e successivamente laterizzato a destra e a sinistra; le asimmetrie del tono muscolare ( la prova più semplice, in questo caso, è il Romberg, test definito positivo se il paziente tende ad andare verso un lato con peggioramento della clinica ad occhi chiusi. Si può effettuare anche la prova della marcia, in cui il paziente viene fatto camminare avanti e indietro per 5-6 volte ad occhi aperti e poi chiusi, determinando uno sbilanciamento dello stesso verso il lato ipofunzionante durante la prova.
Viene inoltre ricercato il nistagmo di posizionamento, facendo passare il paziente velocemente dalla posizione seduta a quella supina con capo iper-esteso e ruotato verso un lato (Manovra di Dix-Hallpike) ed effetto l’Head shaking test, in cui il capo del soggetto, flesso di 45°, viene ruotato a destra e a sinistra circa 20 volte per circa 10″, gli si fanno aprire poi gli occhi e, in caso di scosse di nistagmo, si sospetterà una labirintite. Tra le prove strumentali: quelle termiche, per valutare la sensibilità del recettore vestibolare stimolato con conseguente reazione labirintica dovuta a una dilatazione/contrazione del volume dell’endolinfa; rotoacceleratorie, per valutare in maniera globale il funzionamento del sistema vestibolare; l’esame posturografico, in grado di valutare l’efficienza di questi tre sottosistemi e quantificare la performance posturale; potenziali evocati vestibolari, suddivisi in Vestibular Evoked Myogenic Potentials (VEMPS) e Vestibular Evoked Eye Potentials (VEEPS). Nel primo caso si studiano le contrazioni muscolo-cervicali conseguenti ad una stimolazione acustica a carico dei recettori sacculari, mentre nel secondo caso si analizza la contrazione muscolare riflessa dei muscoli oculari esntriseci sempre evocati da stimolo acustico ad elevata intensità.
La scelta del trattamento da effettuare in caso di vertigini dipende dai fattori scatenanti. Se l’origine delle vertigini è di tipo cervicale, si possono utilizzare le tecniche impiegate anche per l’artrosi e la pratica di alcuni esercizi volti a recuperare l’articolarità cervicale; per risolvere il problema del colpo di frusta, è consigliabile rivolgersi a un fisiatra o a un ortopedico. Più complesso, invece, è il caso in cui la causa delle vertigini sia legata all’orecchio interno. In questi casi, infatti, si ricorre all’uso di farmaci come antibiotici o antivirali (per la labirintite), diuretici e antistaminici (malattia di Menière), questi ultimi molto utilizzati per i lievi stati di vertigine dovuti per esempio a mal di mare o mal d’auto, il ricorso all’agopuntura che, in alcuni casi, ha dato prova di una certa efficacia. In caso di vertigini legate a stati emotivi particolari o accumulo di stress che va a incidere negativamente sulla qualità della vita, si può ottenere sollievo con piante ad azione calmante e antidepressiva, come la melissa, che dà grande sostegno al sistema nervoso, la lavanda, che è un calmante nervino e antispasmodico molto usato nella causa delle vertigini, delle emicranie e dei dolori nervosi di testa. Nel caso invece di vertigini con origine legata alla compressione dell’area vertebrale vengono in aiuto piante con effetto vasodilatatore, tra cui biancospino, ortica, ippocastano. La pervinca è l’erba curativa per eccellenza nel trattamento delle vertigini. Anche l’aromaterapia è molto utilizzata: l’olio essenziale di melissa, unito a quello di cipresso e alla polvere di equiseto, in capsule, può essere utile nel contrastare la comparsa delle vertigini di natura psicogena, così come l’olio essenziale di lavanda.


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