Vulcanello esplode e ribalta collina in Sicilia: il panorama dall’alto dopo il disastro [FOTO]

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vulcanello macalubbe (1)Una porzione di terra desolata, dove il fango ribolliva con un lento e rassicurante borbottio, ieri ha ingoiato le vite di Laura e di Carmelo Raimondo, due fratellini di 7 e 9 anni, andati in gita con il padre Rosario Mulone, che si e’ salvato per miracolo dall’esplosione delle Maccalube, nell’omonima riserva naturale di Aragona, nell’Agrigentino. Era circa mezzogiorno quando un pezzo di terra, grande quanto un campo di calcio, si e’ “ribaltato”, come suggerisce il nome stesso del luogo: il termine Macalube (o Maccalube), che deriva dall’arabo Maqlu’b, significa letteralmente “ribaltamento”. La terra ha tremato, una colonna di fango, secondo alcuni testimoni alta 40 metri, si e’ sollevata prima di ricadere, seppellendo i due bimbi e trascinando con se’ anche il padre, un carabiniere di 46 anni che vive ad Aragona con la moglie Giovanna Lucchese e lavora nella stazione dell’Arma a Joppolo Giancaxio.

vulcanello macalubbe (4)Il padre e i due bambini erano li’ perche’ Carmelo aveva una passione per le Maccalube, forse per tutte quelle leggende che nel suo paese si tramandano da generazioni: storie di maghi che accendono i fornelli sotto la terra e di tanto in tanto rapiscono qualche visitatore. I tre si trovavano proprio in quella porzione maledetta di terra. Poco distante c’erano due coppie di turisti. Improvvisamente e’ avvenuta l’esplosione. Rosario Mulone era accanto alla bimba, mentre il maschietto era quattro o cinque metri indietro. Hanno tentato la fuga, ma la pioggia di fango si e’ abbattuta su di loro. Quando i soccorritori sono arrivati, Rosario era sepolto fino al petto. Lo hanno tirato fuori i pompieri e gli uomini della Protezione civile. L’uomo gridava senza sosta e chiedeva notizie dei figli. Laura l’ha individuata Nio Centuripe, il pastore tedesco del Nucleo operativo cinofilo di Aragona, guidato da Raimondo Collura. La bimba era sotto uno strato di fango di mezzo metro, gia’ senza vita. Il corpo del fratellino e’ stato trovato soltanto poco prima delle 19, quando le fotoelettriche dei soccorritori erano gia’ accese su quella che prima era una depressione del terreno e ora e’ diventata una collina. Le speranze di trovarlo in vita erano svanite da un pezzo. Anche i genitori, rimasti sull’ambulanza per ore, intorno alle 17 sono stati accompagnati in ospedale, dove era stato portato il cadavere di Laura e dove i sanitari li hanno sottoposti a controlli medici. La madre Giovanna non riesce a capacitarsi: aveva insistito affinche’ i suoi figli rimanessero a casa, perche’ c’era vento; ma oggi, le avrebbe detto il piccolo, c’e’ anche il sole. E poi lunedi’ Carmelo avrebbe compiuto 9 anni. La gita di ieri doveva essere l’inizio dei festeggiamenti e invece si e’ trasformata in tragedia. Intanto, sulla riserva istituita nel ’95 e gestita da Legambiente, si abbattono le polemiche, mentre la procura di Agrigento ha aperto un’inchiesta, affidata al Pm Carlo Cinque. Tra il 2002 e il 2008, le maccalube sono state al centro di un fenomeno che ha prodotto profonde fenditure nel terreno e la formazione di una vasta collina a seguito di forti esplosioni. Si poteva prevedere quanto accaduto oggi? Il prefetto di Agrigento, Nicola Diomede, spiega che lo scorso agosto la riserva e’ rimasta chiusa a causa di fenomeni che avrebbero potuto provocare il ribaltamento; successivamente, cessato il pericolo, e’ stata riaperta al pubblico. Adesso il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, ne ha ordinato la chiusura. “Non avevamo registrato un preallarme di alcun tipo, mezz’ora prima i nostri operatori erano sulla collina dei vulcanelli e tutto era normale. All’improvviso e’ accaduta la tragedia”, dice Mimmo Fontana, presidente regionale di Legambiente, e direttore della riserva, che sottolinea lo scarso interesse della Regione e scarsita’ dei fondi. “Per quanto riguarda le centraline di monitoraggio, la Regione ogni anno stanzia dei soldi per le riserve, Legambiente ne gestisce sei e se le riteneva necessarie poteva comprarle”, replica il dirigente generale del dipartimento Territorio della Regione, Gaetano Gullo. A tarda sera, quando i vigili del fuoco smontano le fotoelettriche e tutti i mezzi vanno via in colonna, nella campagna non si sente piu’ alcun rumore.

vulcanello macalubbe (2)LA TESTIMONIANZA – Salvatore Vullo, studente d’architettura di Agrigento, aveva preso casa dietro la collina che da’ sulla riserva naturale delle Maccalube, ad Aragona, e da alcuni mesi monitorava l’area. Aspettava il “ribaltamento”, quel fenomeno che si verifica ogni 6 o 7 anni. L’ultimo era avvenuto nel 2008, ma di entita’ molto minore. Vullo sta lavorando a una tesi di laurea sulla valorizzazione delle Macalube. “Ero in terrazza – dice – intorno alle 12.15, quando ho sentito un boato e visto alzarsi una colonna di fango alta 40 metri, come non l’avrei mai immaginata. Ci siamo, ho pensato. Il tempo di prendere la macchina fotografica ed eccomi nell’area A1, quella in cui l’attivita’ gassosa e’ piu’ intensa. Ma al mio arrivo ho visto un uomo quasi del tutto sepolto dal fango: emergevano solo la testa e una parte del torace. Il viso sporco di terra, tanto che non l’ho riconosciuto. Si’, il carabiniere Rosario Mulone per me e’ un volto noto, lo incontro spesso in paese, eppure non l’ho riconosciuto subito“. Pochi minuti dopo, ricorda Vullo, “sono arrivati i soccorritori e l’hanno tirato fuori. Ho dato anch’io una mano. Ma la tragedia era appena cominciata. Il padre gridava e chiedeva dei suoi due bambini“. “Immaginavo che il ribaltamento sarebbe stato vicino, per questo mi tenevo pronto per fotografare il fenomeno – continua – Scienza e sapere popolare ogni tanto si incontrano. Nino Seviroli, un cantastorie che delle Macalube sa tutto, dice sempre che quando la terra bolle bisogna solo scappare. Da un mese e mezzo la frequenza delle bolle era molto ravvicinata, ben al di sotto del secondo e mezzo, che e’ il tempo della normale attivita’. Nell’area A1 il nucleo centrale ha una profondita’ che raggiunge i 60 metri e sotto scorrono acqua e gas“. Secondo Vullo ci sarebbe la possibilita’ di monitorare costantemente il fenomeno: “Non servono strumenti diversi da quelli gia’ utilizzati per studiare i vulcani. Il problema e’ che il monitoraggio costa e la Regione non ha mai pensato di realizzare una rete strumentale per la sicurezza, come da tempo chiede Legambiente, che gestisce la riserva“.