“Westerlies” sempre più furiose attorno l’Antartide, ecco perchè l’estensione dei ghiacci marini del Polo Sud ha raggiunto valori eccezionali

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plot001_f24Le “Westerlies”, i potenti venti occidentali che spirano senza sosta in modo impetuoso attorno i mari sub-antartici, continuano ad originare nuove tempeste di vento tra l’oceano Atlantico meridionale e l’Indiano meridionale e il Pacifico meridionale. Complice il calo dell’indice SAM (Southern Annular Mode-Antartic Oscillation), il flusso perturbato occidentale legato alle “Westerlies” ha raggiunto una notevole intensità. Inoltre anche l’importante rafforzamento della “getto polare australe”, che scorre alle medio-basse latitudini, sta rinvigorendo il flusso delle “Westerlies” australi, assottigliando lungo i paralleli i robusti promontori anticiclonici sub-tropicali che sono costretti a muoversi in senso zonale, inibendo movimenti meridiani particolarmente significativi. Quando all’umido e temperato flusso delle impetuose “Westerlies” si sovrappongono gli impulsi di aria gelida di origine antartica, che dall’entroterra ghiacciato del Polo Sud si muovono, attraverso i furibondi venti dai quadranti sud-occidentali, verso i mari sub-antartici, si vengono ad originare le grandi ondulazioni che danno vita ai profondi cicloni extratropicali australi, che si muovono molto velocemente da ovest ad est a largo delle coste antartiche, sotto la spinta del furioso “getto polare”. In questi giorni una serie di profondi sistemi depressionari si è formata lungo i settori più meridionali del Pacifico, dell’Atlantico e dell’oceano Indiano.

La furia dei venti "Catabatici" sul pendio dell'Antartide
La furia dei venti “Catabatici” sul pendio dell’Antartide

Alcuni di questi cicloni extratropicali australi, venendo alimentati alle basse latitudini da grandi blocchi di aria fredda, o più propriamente gelida, d’estrazione antartica, sono divenuti particolarmente profondi, con minimi barici scesi sotto i 950-945 hpa, da generare possenti “grandienti barici orizzontali” ed estese tempeste di vento che si sono rapidamente propagate per centinaia di miglia marine, con venti ad oltre i 120-130 km/h e onde alte più di 9-10 metri che hanno rappresentato una seria minaccia per la navigazione marittima. Come abbiamo già avuto modo di scrivere in precedenza, in questi mesi lungo le coste antartiche abbiamo assistito alla persistenza di un pattern atmosferico, caratterizzato da un robusto nucleo anticiclonico, di natura termica (caratterizzato da aria molto gelida e pesante presente sopra il Plateau centrale), che per varie settimane è rimasto quasi stazionario fra la parte occidentale della regione del Mare di Weddell, la Penisola Antartica e il Mare Bellingshausen. Questo robusto anticiclone ha preservato l’aria gelida attorno l’Antartide e sui mari antistanti ad esso, inibendo le ondate di freddo verso latitudini più settentrionali. Questo spiega la mancanza di vere e proprie irruzioni fredde durante la stagione invernale.

Credit: Ralph P. Harvey
Credit: Ralph P. Harvey

La presenza di questo importante anticiclone termico, con massimi barici al suolo piuttosto elevati, ha favorito l’attivazione di una persistente, intensa e gelida ventilazione dai quadranti meridionali, in genere da S-SO e SO, che ha sferzato con grande costanza le aree costiere ad est della penisola Antartica ed il mare di Weddell (fino a largo). Ma la cosa più inusuale riguarda la particolarità di questa ventilazione meridionale. I forti venti da S-SO e SO non solo hanno contribuito a spingere il ghiaccio verso le medie-basse latitudini dell’emisfero australe, ma hanno pilotato con sé masse d’aria piuttosto gelide, in scivolamento dal Plateau antartico, che si sono dirette verso le latitudini più temperate. L’aria gelidissima del Plateau Antartico, molto densa e pesante, scivolando sulle coste dell’Antartide, incanalandosi con forza nell’area del pendio, favorisce l’attivazione di queste impetuose correnti d’aria in discesa dai ghiacciai del Polo Sud. In questo caso anche l’orografia della costa antartica, sovente circondata da imponenti catene montuose, gioca un ruolo determinante nel far “canalizzare” o deviare le furiosi correnti gelide che fuoriescono dal continente più gelido del pianeta. Spesso lungo le coste i venti “Catabatici”, in discesa dal Plateau ghiacciato, possono raggiungere valori di 100-150 km/h, con raffiche fino a 180-200 km/h.

1355387188013_antartideMa in determinate situazioni, specie durante l’autunno o l’inverno australe, quando sui mari sub-antartici si sviluppano quelle profondissime “depressioni-uragano” (minimo al suolo anche al di sotto dei 940-935 hpa) e si vengono a determinare incredibili “gradienti barici orizzontali” con il Plateau, dominato dall’anticiclone permanente sopra i 1040 hpa, si riescono a sollevare degli uragani di vento di potenza straordinaria, capaci di ridurre la visibilità orizzontale a pochi metri per l’immenso “scaccianeve” sollevato sui ghiacciai. Tali venti molto forti, spirando dal Plateau interno verso le coste, molto spesso, possono facilitare una notevole estensione dei blocchi di ghiaccio sui mari che circondano l’Antartide, rappresentando cosi uno dei tanti elementi (andamento delle temperature medie, correnti oceaniche, intensità degli scambi di calore tra le aree oceaniche e il Plateau interno) che hanno contribuito al raggiungimento dell’eccezionale estensione della “banchisa” antartica nel corso della stagione invernale australe.