Aereo Malaysia Airlines MH370: alla ricerca del velivolo scomparso nel nulla

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ipotesi rotta aereo malesiaÈ l’8 marzo 2014 quando l’aereo della Malaysia Airlines MH370 scompare misteriosamente mentre è in viaggio da Kuala Lumpur verso Pechino con 239 passeggeri a bordo. Da allora si brancola praticamente nel buio. Con informazioni così limitate si può capire dove si potrebbe essere inabissato il velivolo? Ce lo spiega in un interessantissimo articolo Mirna Moro, per l’Almanacco della Scienza del CNR. “Un modo per risalire al punto d’impatto è utilizzare le coordinate dei detriti ritrovati e provare a ricostruire il loro spostamento sulla superficie del mare, indietro nel tempo, fino alla data presunta del disastro”, spiega Guglielmo Lacorata dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima (Isac) del Cnr di Lecce.

“Tale procedimento consiste nell’operare con un modello di circolazione, a grande scala (centinaia di km), sul quale viene innestato un secondo modello, a piccola scala (decine di km), in grado di simulare la dispersione del materiale dovuta alla turbolenza dell’oceano”, prosegue il ricercatore. “La simulazione viene fatta grazie a un’opportuna calibrazione del tasso di ‘dissipazione turbolenta’, basato su dati registrati dalle boe di superficie che seguono le correnti. Il vantaggio particolare del nostro modello è che si può adattare in maniera molto più naturale e più fisica alle caratteristiche della turbolenza (sia in oceano che in atmosfera) rispetto ad altri modelli di dispersione usati precedentemente”.

“Il modello non rappresenta esattamente la realtà e la dinamica del mare non è lineare, ciò comporta una crescita molto rapida degli errori sulle traiettorie”, precisa lo studioso. “Se un sistema è ‘regolare’, come ad esempio l’orbita di un pianeta intorno al Sole, il fatto che ci siano dei piccoli errori non influisce in maniera significativa sulla previsione, anche su tempi molto lunghi; se invece il sistema è fortemente non lineare, errori comunque piccoli, commessi dal modello, si amplificano velocemente nel tempo”.

“Per la cronaca va precisato che l’area d’impatto ricostruita con la nostra tecnica si trova diversi gradi di latitudine più a Sud della attuale area di ricerca definita dalle autorità competenti. Indipendentemente dal caso dell’Mh370, la nostra metodologia si dimostra in grado di superare test anche molto severi in studi relativi al Mar Mediterraneo, e questo ci fa ben sperare in vista di future applicazioni in cui i dati osservativi a disposizione abbiano una certa consistenza”, conclude Lacorata.