Alluvione a Genova, esperto: la notte precedente c’erano stati segnali

genova01“A Mezzanotte tra l’otto e il nove ottobre il modello di previsione meteo che abbiamo messo a punto e che e’ utilizzato, insieme ad altri, dall’Arpa della Liguria, mostrava chiaramente la presenza di precursori di eventi avversi, ma prevedeva anche che il carico di pioggia ad essi associato fosse di circa 50/70 millimetri, molti meno di quelli che sono poi caduti nella realta’ su Genova la notte successiva. Va detto che noi abbiamo osservato i dati dal modello che abbiamo istallato a Bologna e non conosciamo quelli che sono stati elaborati a Genova”. Lo ha raccontato all’AGI Andrea Buzzi, ricercatore, appena pensionato del Istituto di Scienze dell’atmosfera del Cnr di Bologna e uno dei padri del modello di previsione meteorologico che viene impiegato dalla Protezione Civile Nazionale e anche da quelle regionali, come quelle della Liguria. “Il nostro modello, o meglio i nostri due modelli, Bolam e Moloch, operano in maniera congiunta – spiega Buzzi – a scale diverse di risoluzione, una piu’ ampia di medio raggio (Bolam) e una piu’ piccola pari a una griglia di meno di due chilometri per lato (Moloch). Sono stati implementati qui nel nostro istituto e sono gli unici modelli di previsione meteo made in Italy in circolazione con una risoluzione cosi’ dettagliata. Il loro scopo e’ quello di cercare di prevedere l’arrivo di eventi su piccola scala come quelli che si sono verificati a Genova”. Proprio l’alluvione di Genova della notte scorsa ha evidenziato un gap nella capacita’ di prevedere questi fenomeni. “Mentre e’ facile prevedere il manifestarsi di un ciclone di ampia portata, per eventi piu’ circoscritti nello spazio, ma non meno intensi e pericolosi, c’e’ ancora molta strada da fare. E’ tutto piu’ complicato – spiega lo scienziato bolognose – e le condizioni orografiche e geografiche del luogo non aiutano a chiarire il quadro”. In pratica Genova e il suo territorio hanno un territorio che non aiuta i modelli a elaborare correttamente tutti i dati inseriti. “Il limite piu’ grande – dice Buzzi – e’ la vicinanza del mare, che pure gioca un ruolo molto importante nella conformazione di questo tipo di cellule temporalesche. Sul mare e’ difficile acquisire dati e cosi’ in qualche modo il nostro modello risente di una mancanza di informazioni per cui non e’ cosi’ preciso”. Attualmente gli unici dati meteo disponibili sul mare sono quelli presi dai satelliti. Dallo spazio pero’ non e’ possibile acquisire con precisione dati cruciali per l’evoluzione delle condizioni meteo. “C’e’ una grossa lacuna che riguarda la colonna d’aria fino a due chilometri di quota – dice ancora lo scienziato bolognese – di cui sappiamo troppo poco i dati di temperutura direzione del vento e umidita’. Gli unici dati che abbiamo sono quelli della stazione di Ajaccio in Corsica parecchie miglia piu’ a Sud di Genova. Insomma il mare e’ un fattore chiave in questa vicenda tanto e’ vero che tra i segnali che potevano indurre a prevedere un fenomeno come quello che si e’ verificato c’era proprio il dato relativo al vento sul mare”. Il problema dei dati inficia la funzionalita’ del modello anche in altre parti d’Italia. “La settimana scorsa – racconta ancora Buzzi – in Sicilia Orientale avevamo previsto la comparsa di un forte evento che poi si e’ manifestato in maniera meno intensa di quanto ci saremmo aspettati”.