Alluvione Genova: grande commozione ai funerali della vittima

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genova2Commozione questa mattina a Genova ai funerali di Antonio Campanella, l’ex infermiere di 57 anni travolto e ucciso dalla piena del torrente Bisagno durante la tragica alluvione che ha devastato il capoluogo ligure lo scorso 9 ottobre. Alle esequie, che si sono celebrate nella chiesa della Sacra Famiglia di via Bobbio, non hanno preso parte il sindaco Marco Doria ed il governatore ligure Claudio Burlando. Erano stati gli stessi familiari della vittima ad invitare politici e autorita’ a non partecipare alla cerimonia. “E’ intenzione del primo cittadino – si legge in una nota del Comune- incontrare la famiglia in forma privata. Il sindaco -conclude la nota- ha compreso lo stato d’animo dei parenti e ha rispettato il desiderio di non concentrare l’attenzione sulla presenza delle autorita'”. In rappresentanza dell’amministrazione comunale e di quella regionale erano presenti gli assessori Elena Fiorini e Giovanni Boitano. Ai funerali hanno partecipato anche il prefetto del capoluogo ligure, Fiamma Spena e il questore Vincenzo Montemagno e delegazioni di dirigenti e giocatori della Sampdoria e del Genoa. Per evitare una simile tragedia “bastava dare l’allerta”, ha dichiarato ai giornalisti l’ex moglie di Antonio Campanella. “Era un uomo bravissimo, era sempre bravo con tutti”, ha aggiunto prima di entrare nella chiesa per dargli l’ultimo saluto. “Desta davvero sgomento -ha detto durante l’omelia il vicario generale dell’arcidiocesi di Genova, monsignor Marco Doldi- che si possa morire in questo modo, che la città, la quale dovrebbe essere sicura per tutti, diventi improvvisamente insidiosa, luogo dove si può perdere tutto, persino la vita”. “Preghiamo -ha aggiunto riferendosi ai tantissimi volontari che in questi giorni hanno lavorato senza sosta per riportare Genova alla normalità- perché l’impegno generoso che tanti hanno profuso costituisca l’inizio per realizzare quelle opere urgenti capaci di scongiurare rovine e sofferenze come quelle che abbiamo sotto gli occhi”. “L’impegno per la solidarietà vissuto in questi giorni da tanti -ha concluso monsignor Marco Doldi- sia il presupposto perché la città rialzi la testa, trovi le risorse e la spinta morale per superare i problemi che la appesantiscono: non solo l’insicurezza di taluni ambienti ma anche la mancanza di lavoro”.