Sono state catturate con un dettaglio senza precedenti le fasi iniziali di una nova (da non confondere con una supernova), una nana bianca binaria da cui si origina un’esplosione termonucleare. Il risultato, pubblicato su Nature, è stato ottenuto grazie al CHARA Array di Mount Wilson, un interferometro ottico composto da sei telescopi da un metro. Un nova si verifica in seguito alla formazione di un sottile strato di idrogeno sulla superficie di una nana bianca, fornito da una stella compagna. Quando l’idrogeno raggiunge la profondità di circa 200 metri, l’enorme gravità superficiale innesca una reazione di fusione termonucleare. La luce prodotta è immensa, poi svanisce man mano che la palla di fuoco si espande e si raffredda.
Il team di astronomi della Georgia State University ha osservato, con un dettaglio senza precedenti, l’espansione di questa “palla di fuoco” termonucleare, sprigionata da una nova scoppiata lo scorso anno nella costellazione del Delfino, Nova Delphinus 2013. Si è quindi osservato come si evolve la struttura del materiale espulso mano a mano che il gas si espande e si raffredda, portando a pensare che possa trattarsi di un fenomeno ben più complesso di quanto ritenuto in precedenza.
E’ stato l’astrofilo giapponese Koichi Itagaki a scoprire Nova Delphinus 2013 il 14 agosto dello scorso anno, ed entro 15 ore dalla scoperta gli astronomi hanno puntato i telescopi del CHARA Array verso la nova per misurarne dimensioni e forma: Nova Delphinus 2013 si trova a una distanza di 14.800 anni luce dal Sole (ciò significa che, mentre l’esplosione è stata vista qui sulla Terra l’anno scorso, in realtà si è verificata circa 15.000 anni fa). Si è anche scoperto che l’esplosione non era esattamente sferica ma leggermente ellittica, che gli strati esterni sono diventati più diffusi e trasparenti in ragione dell’estendersi della palla di fuoco e che 30 giorni dopo si è verificato un aumento di luminosità degli strati esterni, più freddi.


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