Biodiversità: nonostante gli sforzi, lontani gli obiettivi al 2020

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biodiversitaSono lontani gli obiettivi sulla conservazione della biodiversita’ al 2020, nonostante gli sforzi e qualche progresso della comunita’ mondiale. Fondi, legislazione e azioni i punti dolenti, cioe’ gli aspetti che ‘rallentano’ e rendono difficilmente raggiungibili i target sulla natura stabiliti nel 2010 con la Convenzione di Aichi, in Giappone. C’e’ di piu’: il rischio che la situazione possa peggiorare, per esempio, su inquinamento e specie invasive; oppure potrebbe essere difficile riuscire a ‘proteggere’ in modo “equo ed efficace” il 10% delle aree marine entro i prossimi 6 anni. E’ quanto emerge da un’analisi, pubblicata su Science, dei venti obiettivi di Aichi sulla conservazione della biodiversita’ dichiarati dalle Nazioni Unite per il periodo 2011-2020, indicato come il decennio internazionale sulla biodiversita’, un periodo nel quale tutti i governi sono incoraggiati a sviluppare e implementare strategie nazionali per arrestare il declino dei servizi ecosistemici. Secondo lo studio, che offre una previsione di qui al 2020, anche a fronte di un’accelerazione di risposte politiche e di una buona gestione della crisi della biodiversita’ sembra “improbabile” un miglioramento della situazione per quella data. Per provare a incrementare gli sforzi – che dovrebbero essere raddoppiati – viene suggerito di concentrarsi su aspetti ‘sociali’. Una cosa che produrrebbe anche una crescita degli altri indicatori: per esempio nella sostenibilita’ dell’attivita’ di pesca anche se con dei rischi per gli stock ittici, della gestione delle foreste e dell’agricoltura biologica. Potrebbe anche essere possibile arrivare alla difesa del 17% delle aree terrestri. Mentre strategie e piani di azione nazionali potrebbero esser pronti entro il 2015. A rimanere indietro sarebbero l’area dedicata alle risorse e alle norme. Non solo. Alcuni indicatori potrebbero anche avere un peggioramento, come l’inquinamento, le specie invasive e il consumo di risorse idriche; cui si deve aggiungere la perdita di habitat naturali e i pericoli per le specie in via di estinzione, oltre al probabile non raggiungimento della tutela del 10% delle aree marine. Infine, l’analisi spiega che sia un aumento delle risorse che una raccolta dati e la sua condivisione, insieme con il sostegno ai Paesi in Via di Sviluppo, potrebbe aiutare a valutare in modo piu’ completo l’impatto degli interventi.