Come abbiamo già parlato, in un precedente editoriale, il sensibile rallentamento di velocità del flusso perturbato principale, che scorre fra gli Stati Uniti e l’Europa centro-settentrionale, sta favorendo lo sviluppo di ampie ondulazioni (“onde di Rossby”) che dal continente nord-americano si spingeranno in direzione dell’Atlantico settentrionale e dell’Europa. In pratica verrà a mancare quel fitto “gradiente barico orizzontale” e il “gradiente di geopotenziale” in quota, fra latitudini artiche e la fascia sub-tropicale, che tiene vivo il flusso zonale sul nord Atlantico, con “Westerlies” impetuose che dal nord degli USA e dal Canada orientale si dirigono a gran velocità verso l’Islanda, l’Europa occidentale e la Scandinavia. Il debole “gradiente di geopotenziale” in quota contribuirà ad indebolire il ramo principale del “getto polare” che fuoriesce dal continente nord-americano. Tale rallentamento del “getto polare” agevolerà, a sua volta, la formazione di grandi ondulazioni troposferica, su larga scala, che dalla fascia sub-tropicale si estendono fino alla regione artica, favorendo la discesa di ampi blocchi di aria fredda, che dal mar Glaciale Artico si versano verso le medie latitudini, mentre ad est dell’avvezione fredda sovente si generano intense rimonte calde sub-tropicali, pronte a dirigersi fin sulla regione artica, con ripercussioni che possono avvertirsi pure sopra il mar Glaciale Artico.
Le “onde di Rossby”, lunghe da 1.000 a 10.000 km, si formano con una precisa successione di tempi e tendono a muoversi da ovest verso est, con una velocità di propagazione che è direttamente proporzionale alla loro lunghezza e alla velocità media di spostamento delle correnti nell’alta troposfera. In questa situazione il “getto polare”, divenendo sempre meno intenso, manterrà un andamento abbastanza ondulato, con lo sviluppo di importanti onde troposferiche, note come “onde di Rossby”, estese per centinaia di miglia, le quali tendono a muoversi progressivamente da ovest verso est, condizionando l’andamento meteo/climatico fra America settentrionale, Europa e Asia centro-settentrionale. Sono proprio queste ampie ondulazioni, prodotte da un sensibile rallentamento di velocità del ramo principale del “getto polare”, a produrre queste frequenti ondate di freddo fra Stati Uniti centro-orientali, Europa e Asia orientale. Se da una parte le ondulazioni troposferiche riescono a costruire grandi “blocking” (anticicloni di blocco distesi lungo i meridiani che fanno da barriera al flusso delle correnti occidentali), specie tra nord Pacifico e Atlantico settentrionale, capaci di riversare importanti ondate di freddo verso le medie latitudini. Dall’altra (lungo i bordi occidentali di questi anticicloni di blocco, preferibilmente posizioni in mezzo gli oceani) si innescheranno imponenti avvezioni di aria decisamente più mite e umida che risaliranno fino alle latitudini sub-polari, generando brusche scaldate, con flussi di aria molto mite che arrivano a convergere fin sul mar Glaciale Artico, destabilizzando dall’interno il vortice polare troposferico, che si smembra in più “lobi” (vortici depressionari colmi di aria molto gelida a tutte le quote) pronti ad andare alla deriva verso latitudini più meridionali (influenzando da vicino le condizioni meteorologiche sulle medie latitudini con frequenti ondate di calore seguite da incombenti avvezioni fredde).
Al momento il blocco anticiclonico più persistente è situato fra il Pacifico nord-orientale e la West Coast nord-americana, mentre fra venerdì e sabato un’altra imponente onda anticiclonica risonante, alimentata da un intenso “forcing” di matrice tropicale proveniente dal Golfo del Messico, si svilupperà sul settore occidentale dell’Atlantico occidentale, davanti l’East Coast statunitense, dove le anomalie termiche positive oceaniche esistenti contribuiranno a rafforzare ulteriormente il “blocking” anticiclonico. Alle latitudini medio-alte, persisteranno ben due profonde aree con geopotenziali molto bassi in quota che inaspriranno gli effetti bloccanti, provocando temporanei rallentamenti e la conseguente ondulazione del ramo principale del “getto polare”. Nel complesso, stando all’analisi della circolazione emisferica, alle medie e alte latitudini dovrebbe ancora prevalere una “wave4 pattern” nella circolazione troposferica, anche se con una persistenza tutta da verificare. Bisogna però tenere presente che in presenza di una circolazione emisferica a quattro onde risonanti gli scambi meridiani da essa prodotti potrebbero risultare troppo intensi, rendendo instabile questa configurazione di flusso.
Inoltre, il promontorio anticiclonico atlantico con solide radici sub-tropicali sull’Atlantico occidentale, riuscirà solo in parte a contrastare le impetuose “Westerlies” in uscita dal nord America. Pertanto questa somma di cause ed effetti potrebbe stravolgere il quadro configurativo nelle prossime settimane. Inoltre, nei prossimi giorni, sul comparto siberiano centrale si assisterà ad un consolidamento, significativo, dell’attività ciclonica a carattere freddo, legata ad un abbassamento di latitudine del “lobo siberiano” del vortice polare che si posizionerà sulla Siberia centrale, sotto forma di un profondo e vasto ciclone extratropicale alimentato da masse d’aria molto fredde a tutte le quote in invorticamento, e da minimi di geopotenziale molto bassi in quota. Questa profonda figura ciclonica polare, contrastando da vicino il blocco anticiclonico presente sull’Asia centrale, e rafforzato dal “forcing” orografico tibetano (che in questo periodo dell’anno agganciando le onde anticicloniche produce robusti “blocking” anticiclonici su tutta l’Asia centrale e parte di quella orientale), favorirà la formazione di potenti “Jet Streaks”, lungo la linea di demarcazione delle due figure dinamiche, che si proietteranno verso il Pacifico occidentale, rischiando di erodere l’onda troposferica atmosferica presente sul Pacifico settentrionale.
Il ramo principale del “getto polare”, in scorrimento sopra l’Asia settentrionale, schiacciato verso latitudini più meridionali dall’invasività del “lobo siberiano”, verrà costretto ad accoppiarsi con il ramo principale della “corrente a getto sub-tropicale”, sopra i cieli della Cina e sul mar Cinese Orientale. L’unione dei due “getti” in un unico flusso principale non farà altro che agevolare la nascita di diversi sistemi frontali e nuove profonde ciclogenesi fra la penisola di Corea e il mar del Giappone, dato l’incremento della vorticità positiva in quota (capacità delle masse d’aria ad invorticarsi), rimettendo così tutto in discussione.


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