Deserto ed ecosistemi mediterranei piu’ resistenti ai cambiamenti climatici di quanto finora si pensasse, soprattutto nei lunghi periodi di siccita’. Ad affermarlo e’ una nuova analisi pubblicata su Nature Communications. Attraverso un esperimento durato nove anni, i ricercatori hanno sottoposto le piante di quattro zone climatiche diverse all’interno del bacino mediterraneo alle precipitazioni previste nel quadro dei modelli sul futuro cambiamento climatico. Normalmente tali ecosistemi ricevono tra i 3,5 e i 30,7 centimetri di precipitazioni all’anno, ma per simulare le condizioni di un periodo di siccita’ probabile in un prossimo futuro, l’equipe ha deciso di tagliare di circa il 30% questi valori per poi combinare i dati con i bioclimatic envelope models (BEM). Il Mediterraneo orientale e’ un bacino vivace per biodiversita’ a livello mondiale ed e’ anche, come scrivono i ricercatori nell’analisi, una delle poche regioni per le quali finora i modelli climatici concordavano nelle loro previsioni classificandola tra le piu’ vulnerabili al cambiamento climatico globale. I risultati dello studio hanno dimostrato tuttavia che gli ecosistemi di queste zone non sono poi cosi’ vulnerabili ai cambiamenti climatici come finora descritto: a situazioni di particolare aridita’ corrispondono infatti “molte poche differenze nelle variabili di risposta della vegetazione quali biomassa, composizione delle specie, ricchezza e densita'”. Secondo l’equipe questa attitudine ad una maggiore resistenza e’ dovuta alla enorme eterogeneita’ di spazio e tempo in base alla quale le piante di queste aree si sono evolute; un dato che secondo gli studiosi dovrebbe essere contabilizzato quando si analizzano i futuri cambiamenti della biodiversita’.
Clima: il mediterraneo orientale più resistente ai cambiamenti


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